Sud batte Nord, i prodotti campani più sani e sicuri

Sud batte Nord, i prodotti campani più sani e sicuri

Solo il 2% della Terra dei Fuochi risulta ad alto rischio. Con la vietata vendita non ci sarà più nessun pericolo per


Solo il 2% della Terra dei Fuochi risulta ad alto rischio. Con la vietata vendita non ci sarà più nessun pericolo per i consumatori. Mentre la Pianura Padana è la regione più inquinata del Vecchio Continente

 

HINTERLAND – I prodotti campani sono tutti sicuri. O quasi. A togliere milioni di consumatori dai dubbi sulla salubrità dell’ortofrutta made in Naples il dossier interministeriale depositato ieri a Palazzo Chigi. Solo il 2 % dei terreni esaminati risulta ad alto rischio. Appena lo 0, 14 % dell’intera Regione. In tutto 51 siti. 64 ettari di terreno. 21, 5 km quadri, di cui solo 9, 5 destinati all’agricoltura. Il dato smentirebbe così le mitologie negative con cui è stata costruita in questi anni l’immagine di un Sud compromesso dalle discariche abusive e dai rifiuti tossici. “Non dobbiamo scoraggiare l’uso dei prodotti campani, che sono una gamma di altissima qualità”, ha dichiarato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Certo, i problemi restano. E il Ministro stesso ha annunciato l’apertura di uno screening di massa con lo stanziamento di 50 milioni di euro per accertare lo stato di salute dei cittadini campani. Del resto, nessuno dimentica i fusti tossici rinvenuti nelle campagne di Casal di Principe o di Maddaloni. Né il numero di neoplasie, che qui è fra i più alti d’Europa. La bonifica dei nostri territori resta prioritaria per ripristinare la salute della nostra terra e della nostra gente. Però ciò che mangiamo, fatta eccezione per quel 2%, non è roba a rischio.

Dovrebbe farsene una ragione la Pomì, l’azienda del Nord che lo scorso autunno si impegnò in una campagna pubblicitaria denigratoria contro il Sud esaltando la provenienza controllata dei propri prodotti made in Padania. Peccato che la pianura padana risulti essere la zona più inquinata d’Europa. A dirlo lo scorso 2013 l’Agenzia Europea per l’Ambiente, secondo cui le famigerate polveri sottili (pm10) hanno superato il limite consentito per 117 giorni. E negli ultimi 10 anni è più o meno andata sempre così. Stessa situazione per il biossido di azoto, che ha superato il limite consentito dalla legge per quasi 100 giorni.

L’inquinamento nella pianura padana toglierebbe ai suoi abitanti circa 2-3 anni di vita, allarme sancito dalla Commissione Europea. Senza contare le ricadute generali sulla salute. Infatti la concentrazione oltre la norma di biossido di azoto e di polveri sottili comporta un aumento diffuso delle malattie respiratorie e cardiovascolari. E’ più che lecito immaginare che questa situazione ambientale influisca anche sulla qualità dei prodotti coltivati fra la Lombardia e l’Emilia Romagna. Perché allora non fare uno screening anche lì? Perché gettare fango solo sul made in Sud?

Fonte foto: Briganti