Non vince il più forte, vince il più ordinato

Non vince il più forte, vince il più ordinato

La conquista delle semifinali di Champions League della Juve a discapito del Barcellona ci suggerisce uno spunto di riflessione che, inevitabilmente, ha a che fare anche – e soprattutto – con il Napoli di Maurizio Sarri

@Saverio Nappo

NAPOLI – Ieri sera, la Juventus ha conquistato l’accesso alle semifinali di Champions League, eliminando il Barcellona. Lo ha fatto con due prestazioni nette, efficaci, necessarie e sufficienti. Ha giocato esattamente come sa fare, lo ha fatto al meglio delle sue possibilità esprimendo la sua camaleontica qualità. Difesa e attacco, fortino e arrembaggio, il tutto perfettamente equilibrato. Merito del suo tecnico, non c’è dubbio. Insomma il Barcellona è fuori senza attenuanti, la Juventus è in semifinale meritatamente. Ma com’è successo? Come ci è riuscita? Cosa, il Barcellona, non è stato in grado di fare per portare dalla sua parte l’inerzia della doppia sfida? Ho letto molte analisi di questa partita, alcune precise e obiettive (come questa sulla sfida dell’andata o questa sulla sfida di ritorno) e tutte – o quasi – mi hanno rivelato il segreto. Non vince chi è il più forte, vince chi è il più ordinato.

Il livello tecnico-emozionale di Marek Hamšík si sta espandendo costantemente. Non trovando confini (limiti tecnici, tattici e fisici personali e di squadra), lo slovacco tende alla giocata sopraffina, incurante dell’esito. Sembra che per Hamšík conti più il calcio espresso che l’esito ultimo della giocata

Nel calcio moderno, l’ordine è essenzialmente il Santo Graal. Tuttavia, il percorso che sta facendo il calcio moderno non è completo e il raggiungimento dell’ordine come fine che giustifica i mezzi è ancora in corso d’opera. In Europa, dove la brutalità delle sfide “dentro o fuori” è ancora un fattore che rallenta il processo di santificazione della tattica, la vittoria del più forte sul più ordinato è ancora più o meno la prassi. Almeno fino a ieri sera. Le semifinali conquistate dalla Juventus – lo stesso discorso vale per il Monaco di Leonardo Jardim – sono un chiaro segnale che indica dove sta andando il calcio e verso quale stato evolutivo sta tendendo. In Italia, in serie A, assieme alla stessa Juventus, questo cambiamento è osservabile nel Napoli di Maurizio Sarri. Al netto del gap tecnico – non tattico, attenzione – da colmare rispetto ai bianconeri, il processo di evoluzione verso “un calcio ordinato” è facilmente evidenziabile facendo un rapido paragone con la scorsa stagione. Ironia della sorte, più o meno dello stesso periodo (3 aprile 2016, ndr) dello scorso anno, proprio l’Udinese tagliò fuori gli azzurri dalla sfida scudetto.

La sublimazione dell’espressione del calcio di Marek Hamšík irradia inevitabilmente anche le giocate dei compagni. In questo caso, Hamšík intuisce il movimento di Mertens alle sue spalle sul suo piede forte mentre Jorginho aspetta solo che si materializzi lo spazio necessario per il taglio verticale. Lo slovacco taglia il campo in orizzontale simulando una linea di passaggio, attirando a se l’attenzione del difensore e dei centrocampisti in ripiego difensivo (lento). Mertens viene messo a tu per tu con Karnezis con un solo passaggio

Ci riuscì giocando sui nervi del Napoli, mordendo e fuggendo praticamente su ogni zona di campo. L’uomo chiave degli azzurri – Gonzalo Higuaìn, 30 goal in quel momento – si fece metafora di tutta la stagione azzurra: arrembò, convinse, impressionò e poi esplose in un bagliore di confusione e rimpianti. Dopo un circa un anno, il Napoli è totalmente cambiato. È aumentato sensibilmente il possesso palla perché sono migliorati i palleggiatori. È aumentata la mole di gioco perché è migliorato il livello medio della rosa a disposizione del tecnico. È migliorata la qualità della proposta tattica perché sono migliorati gli equilibri e gli assetti. In definitiva, è migliorato il rendimento della squadra perché è migliorata la capacità di impossessarsi del campo attraverso il gioco. Ciò accade solo con una svolta tattica: abdicare alla frenesia per praticare un calcio ordinato. È indubbiamente la scelta giusta, l’unica percorribile perché cammina di pari passo con il processo di modernizzazione del calcio. Lo vediamo in Napoli-Udinese (3-0, ndr), lo vediamo nel superamento dei quarti di finale della Juventus.

Callejon è il quarto giocatore del Napoli ad andare in doppia cifra nei goal segnati in stagione. Grazie a questo dato, il Napoli, al momento, è l’unica squadra europea ad avere quattro giocatori in doppia cifra in campionato. I numeri, come sempre, spiegano concetti: il calcio costruito in modo ordinato produce palle goal in numero molto maggio rispetto alla media, il che porta inevitabilmente più giocatori alla conclusione ravvicinata. Quindi, al goal

Il Barcellona è apparso – sia allo Stadium che al Camp Nou – in totale balia degli eventi. Sembrerebbe, ma non è esattamente così. È l’ordine prefissato, “para-imposto”, dalla Juventus che ha fatto la differenza. È nell’ordine della Juventus che il Barcellona si è perso, ed è nel calcio ordinato della Juventus che il Barcellona ha trovato il suo caos. Allo stesso modo, il Napoli ha migliorato se stesso, espandendo il suo calcio, rincorrendo – e superando – i suoi limiti. Ha sostituito due volte il suo 9, ne ha modificato la funzionalità modellandolo al caso, trasformando un problema in una soluzione. Ha integrato il suo centrocampo, alzando notevolmente il livello medio delle proposte. Si dice che il Napoli sia sempre lo stesso. Nulla di più falso. È il suo ordine – imposto agli avversari – che è sempre lo stesso, ma non il modo per imporlo. Il saliscendi ordinato delle mezzali in armonico sincronismo con il moto ondoso delle ali abbraccia invisibilmente l’alternanza posizionale della prima punta atipica con le ali e le mezzali libere. Tutto ciò mentre il centrale basso viene scelto a seconda dell’avversario di turno – perché i concetti di qualità e quantità camminano a braccetto solo fino a un certo punto – sotto la supervisione di una linea difensiva maniacalmente precisa. L’ordine è il futuro del calcio: non è un caso che sia proprio il Napoli l’unica squadra ad aver messo alle corde la Juventus. Il caso non esiste, esiste l’ordine.

La coesione del gruppo genera armonia e ordine