Il passato sta bene dove sta

Il passato sta bene dove sta

Le cose vanno fatte per bene, organizzate ad arte, soprattutto se si tratta di onorare il primo scudetto del Napoli. L’evento, organizzato in maniera approssimativa e improvvisata, ha evidenziato la bontà della scelta di chi ha smesso di guardare al passato, volgendo lo sguardo al futuro. Del calcio e di tutte le cose

@Saverio Nappo

NAPOLI – Mercoledì scorso, come tutti sapete, è stata organizzata una sorta di parata commemorativa per i trent’anni del primo scudetto del Napoli, conquistato nel lontano 10 maggio 1987. Alcune vecchie glorie di quel Napoli e del calcio italiano, hanno attraversato la città a bordo di un bus scoperto, non molto diverso da quello messo a disposizione dei turisti. Tutto molto bello, tutto molto emozionante. O forse no? C’è da dire che questa città è decisamente cambiata da quella che accolse il primo tricolore bianco azzurro: sono diverse le priorità sociali, sono diverse le dinamiche politico-economiche, è diverso anche il modo di approcciarsi al calcio. Ce ne accorgiamo rapidamente guardando i filmati dell’epoca: spalti incredibilmente gremiti, sold out ogni santo giorno del pallone, canti incessanti, colori, bandiere praticamente ovunque. Guardare quei filmati e guardarne uno più recente – ad esempio Napoli-Cagliari (3-1) – evidenzia il distacco netto e insanabile tra il passato e il presente. E, come detto, non parlo necessariamente solo di calcio.

FESTEGGIARE CON STILE: in questo filmato, trovato du Youtube, alcuni tra gli esponenti napoletani più illustri dello spettacolo e della musica, festeggiano lo scudetto con la squadra. Tra gli altri, c’erano Renzo Arbore, Marisa Laurito, Lina Sastri, Mario Merola, Peppino Di Capri, James Senese, Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, Nino D’Angelo. Il tutto, presentato da Gianni Minà

La città è cambiata. Lo sta ancora facendo, a denti stretti. La gente stessa ha cambiato il suo modo di vivere la città, provando ad evolvere con essa. A braccetto, passo dopo passo. Personalmente preferisco non anteporre il passato al presente poiché credo che possa solo appesantire la visione del futuro prossimo, sia esso riguardate la politica, la società, la musica, la cultura o il calcio. Certo, era giusto e doveroso ricordare quello che fu a tutti gli effetti un miracolo sportivo, costruito magistralmente, mescolando esperienza e programmaticità imprenditoriale alla classe cristallina. Giordano, Bruscolotti, Volpecina, Renica, Bagni, Ferrara sarebbero stati come Superman senza alcun potere senza Diego Armando Maradona. Amalgamate tutte le variabili, fu subito tricolore. Come è stato raccontato più volte, la vittoria dello scudetto sul campo non rappresentò solo un successo sportivo ma, nell’Italia razzista e antimeridionale, rappresentò una sorta di riscatto morale per tutti i meridionali sparsi per lo stivale e oltre.

FESTEGGIARE CON STILE: in questo altro video, trovato sempre su Youtube, Gianni Minà intervista Massimo Troisi in collegamento con la squadra. Ne nasce un divertentissimo duetto nel quale il comico partenopeo ha anche modo di stendere il suo “velo pietoso” sul razzismo anti meridionale

A distanza di trent’anni, li ritroviamo – quasi – tutti assieme allegri e appesantiti che saltano da un luogo della città all’altro, trasportati da un bus per turisti a mo’ di reliquia. Ci vogliono abilità e contatti ben precisi anche per organizzare un memorial affinché non si trasformi inesorabilmente in un revival di cattivo gusto. Si rischia di sembrare pacchiani e di bloccare il traffico del già congestionato Corso Umberto I occupato momentaneamente per uno spettacolo pirotecnico. Oppure si rischia di vedersi chiudere in faccia i cancelli dello stadio San Paolo avanti agli obiettivi pronti e spietati delle telecamere di decine di giornalisti, anch’essi rimasti fuori. A tal riguardo, la Società ha dichiarato la sua innocenza, attraverso il suo “Head of Operation, Sales & Marketing” Alessandro Formisano: «nessuno ci ha chiesto niente», ha chiosato. Intanto, il guaio era stato fatto ed aveva coinvolto anche Palazzo San Giacomo il quale, supponendo un’organizzazione sufficiente al normale svolgimento della manifestazione, non ha potuto che prendere atto dell’indisponibilità del catino di Fuorigrotta. La sagra dell’improvvisazione ha raggiunto il suo apice allo stadio San Mauro di Casoria dove la squadra delle vecchie glorie avrebbe affrontato una squadra composta da soli giornalisti (1-1 il risultato finale dell’amichevole, ndr). Il fatto di aver ospitato nel fatiscente impianto di Casoria la parte finale di questa festa organizzata male e gestita peggio è emblematico.

FESTEGGIARE IMPROVVISANDO: qui, come ilMeridianoNews, siamo nella nostra postazione, al quale abbiamo avuto accesso con accredito. Ovviamente, non c’è alcuna postazione, siamo a bordo campo. Lo stesso campo, forse, non potrebbe essere chiamato tale. Non è possibile lasciare questo tipo di eventi al caso. Non oggi. Non più

Il passato è passato e sta bene dove sta. Soprattutto se non si è in grado di liberarsi dal virus dell’improvvisazione e del poco professionale. Il passato va onorato e ricordato come si deve, altrimenti meglio lasciar perdere. Così come è meglio lasciar perdere quei personaggi discutibili che si improvvisano capi popolo, avidi di notorietà e che, magari, riescono pure a piangere dall’indignazione avanti alle telecamere di cui sopra. Intanto il Napoli, quello presente, sposta continuamente l’asticella sempre più in alto. In ogni partita sembra che questa squadra abbatta un record precedente, sovrascrivendone uno nuovo di zecca. C’è in ballo un’importantissima qualificazione alla prossima Champions League in un rush finale al cardiopalma con la Roma. Il passato non c’entra nulla in tutto questo. C’entra, invece, un lavoro moderno e attualissimo svolto sul campo dallo staff e dalla squadra. C’entra il feeling tutto nuovo nato tra la tifoseria e la squadra, il rispetto che la stessa tifoseria nutre per il suo tecnico. C’entra il morente pulcinellismo del tifoso napoletano alla vista di un giocatore o delle telecamere (le stesse di cui sopra). L’universo bianco azzurro sta tendendo la mano al futuro perché e lì che si trovano i sogni. Il passato contiene solo i ricordi, belli e brutti. Sognare è più bello che ricordare. È proprio per questo che il passato sta bene dove sta.

C’è chi resta appantanato nel passato e nel sentimento nostalgico-caltistico e chi, in campo, scrive un manifesto alla comunione d’intenti, una dichiarazione di rottura col passato. In questa azione, dove Marek Hamsik prima di ricevere palla ha già guardato due volte verso la porta, c’è il significato intriseco del lavoro di Maurizio Sarri: impossessarsi di un proprio posto nella storia, in totale libertà dai cliché del passato

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