Bisogna voler bene al calcio, ora o mai più

Bisogna voler bene al calcio, ora o mai più

La vittoria casalinga contro l’Atalanta del Gasp chiude la perfetta prima fase della stagione degli azzurri. Intanto Spalletti traccia un solco profondo tra chi del calcio ne fa un talk show e chi al calcio vuole bene davvero.

@Saverio Nappo

L’estate va scemando, portando con se sfumature di luoghi lontani. I ricordi ci allieteranno ancora per qualche tempo, prima che tutto svanisca lasciando spazio alla quotidianità. Come ogni anno, la fine dell’estate è addolcita dalla ripartenza del campionato e dagli ultimi sussulti di calciomercato. Ogni anno, ci aggrappiamo al Dio-Pallone affinché ci traghetti verso la nostra normalità nel modo più indolore possibile. La fine del mese di agosto, quindi, è un tempo tra la fine di alcune cose e l’inizio di molte altre. È tempo di bilanci, utili a chiudere porte e aprire portoni. In questi giorni che sembrano essere sospesi a mezz’aria, è tradizionalmente fissata la “pausa per le nazionali”. Le prime due giornate di campionato, i preliminari d’Europa a chi tocca giocarli, assurdi turni eliminatori di coppa nazionale, la Supercoppa e il Fantacalcio. Tutto in poco più di 15 giorni, mentre non capiamo più se è il primo giorno di vacanze o il primo giorno di lavoro. Il calcio ci accarezza, ci prende per mano e ci accompagna verso la vita normale, nemmeno fosse un padre che ci rassicura mentre, sotto braccio, ci guida verso i cancelli della scuola, all’alba del primo giorno. Bisogna voler bene al calcio perché è grazie a lui se il “rientro” è anestetizzato.

Il coniglio pescato dal cilindro: voler vincere ad ogni costo, parte uno

Lo dice anche Luciano Spalletti, da questa stagione alla guida dell’Inter. Lo dice in un’intervista a Premium Sport. Come evidenziato dai colleghi de il Napolista, Spalletti con una semplice quando profondissima frase ha tracciato un solco profondo tra chi il calcio lo vede come uno strumento e chi al calcio gli vuole bene sul serio. Come fosse un’entità, appunto. È molto probabile che il tecnico dell’Inter abbia semplicemente manifestato un certo fastidio nel constatare pochezza nelle tematiche affrontate dai giornalisti in studio i quali, sembra evidente, insistevano sul suo recente passato alla Roma e sul suo anche troppo chiacchierato rapporto con Francesco Totti. Personalmente, leggo in quelle parole la soluzione definitiva al male che affligge il calcio italiano da qualche anno a questa parte: la disaffezione. È necessario ritornare a voler bene al calcio perché egli si nutre proprio del bene che gli vuole la gente (gli appassionati…). Poco importa se questo vuol dire più abbonamenti alle pay tv e meno agli stadi o viceversa. Ritornando a voler bene a questo sport – a questa entità – è molto probabile che ci siano molti più appassionati sia allo stadio che a casa, indifferentemente. Più tifosi in generale, vogliono dire più passione e quindi più applicazione di ognuna delle società che anima il calcio, perché chiamate a non deludere i propri tifosi. Perché i sono quei tifosi la principale fonte di guadagno delle società di cui sopra.

Cinque passaggi, sei tocchi del pallone, settanta metri di campo, goal: voler vincere ad ogni costo, parte due

Bisogna voler bene al calcio. Dice bene Spalletti. Ricominciare a volergliene se si è smesso di farlo. Guarda caso, questa stagione sembra essere esattamente quella giusta per ritornare a far battere i propri cuori, come un tempo. Mai come quest’anno,difatti,  il calcio non ci ha solo preso per mano accompagnandoci dolcemente verso la nostra quotidianità. Ci ha mostrato uno dei suoi vestiti migliori degli ultimi anni. Lotta al vertice è equilibrata, come equilibrata è la lotta per l’Europa. Gli esordienti sono carichi di adrenalina da prima volta e i volti noti certo non staranno lì a guardare in silenzio. Tutto ciò genererà con ogni probabilità uno dei campionati più belli degli ultimi dieci anni (almeno). Starsene lontani dalla passione, a conti fatti, sembra essere cosa assai sciocca. E, allora, evviva Luciano Spalletti che ha urlato in faccia ai talk show che il calcio è una cosa seria che va trattata in modo serio. Abbiamo fame di numeri, di tattica e contro tattica. Vogliamo assuefarci di spiegazioni utili alla comprensione dei movimenti incrociati dei terzini e delle mezzali. Vogliamo sentir parlare di half spaces e di costruzione dal basso. Abbiamo necessità e desiderio di vedere o leggere spiegazioni su contro movimenti ad intasare gli spazi e di difesa offensiva. Non ne vogliamo più sentir parlare di rigori non chiamati, di ammonizioni o espulsioni non dati. C’è il VAR per queste cose, finalmente. Vogliamo parlare davvero di calcio e chi non ne è capace vada pure a parlare di gossip su qualche altra emittente o rivista. Vogliamo voler bene al calcio.

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Con i tre marcatori di domenica sera, sono 5 i giocatori del Napoli ad essere andati in rete in sole due giornate

Come gli vuole bene anche Maurizio Sarri. Certo, ci vuole pazienza e cultura per voler bene. Soprattutto nel calcio. In questo, Sarri ha mostrato – sta mostrando – a tutti cosa vuol dire credere fortemente nel calcio, tanto da preferirlo ad altro, tanto da studiarlo come si fa con la matematica e la filosofia, tanto da insegnarlo come si fa con tutte le materie nelle scuole. Dobbiamo voler bene al calcio. Al suo, soprattutto. Lui ha accompagnato per mano questa squadra al suo primo giorno di scuola e avanti ai cancelli, sorridente, gli ha detto che è cresciuta e che ora può fare le cose che fanno i grandi, se vuole. Come vincere le partite che solitamente si perdono. Come vincere quel tipo di partite, contro l’Atalanta – avversario-tabù –, addirittura ribaltando il risultato. Con calma, pazienza e impegno. Con la testa. Come fanno i grandi. Come fanno quelli che sanno voler bene a qualcuno o qualcosa. Ci vuole testa anche per voler bene, del resto. Agosto sta finendo e ci siamo ritrovati già catapultati nelle nostre realtà senza che nemmeno ce ne accorgessimo. In moltissimi casi è stato proprio un gioco – il calcio – ad aver curato il nostro shock da rientro, semplicemente mantenendo viva la passione tipicamente estiva, dirottandola su di se. Direi che è un motivo già sufficiente per volergli bene. Dinuovo o davvero.

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Insigne e Mertens si abbracciano a fine partita, sotto la curva B