“A Napoli la morte è una farsa”, al sud i nostri cari non ci lasciano mai davvero

“A Napoli la morte è una farsa”, al sud i nostri cari non ci lasciano mai davvero

I defunti restano nei sogni, nei segni, nelle smorfie, di cui Napoli è magister

morte

NAPOLI – Tra oggi e domani ci si prepara a commemorare i defunti, tante sono le tradizioni legate al culto della morte. A Napoli, come in tutto il resto del Sud, la memoria continua ad essere tramandata da generazione in generazione senza paura, con rispetto e forse con un pizzico di ironia.

Nel meridione i morti non muoiono mai davvero, restano tra noi, a scrutarci, a guidarci e, se necessario, perfino ad aiutarci.

Il rapporto tra la morte e la vita a Napoli

“A Napoli la morte è una farsa” recitava un articolo di Calogero Marturana, i morti partenopei restano nei sogni, nei segni, nelle smorfie, di cui Napoli è magister.

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Il film “47 morto che parla”, recitata dal mitico Antonio De Curtis, per tutti noi Totò, ritrae l’apoteosi del rapporto che si ha con la “Donna nera”, un rapporto nient’affatto drammatico o sofferto oppure austero. No. La superstizione della morte per i partenopei è soave, il “morto che parla”, numero 48 nella tombola è un caro defunto che viene in nostro soccorso ad aprirci gli occhi, a sventare truffe, a riappacificare rapporti o addirittura a prenderci quando sarà la nostra ora e accompagnarci nel nostro percorso dell’Aldilà.

La tradizione partenopea

Questo non significa che i napoletani non siano sensibili, solo che per le loro accese e colorite personalità tendono ad esorcizzare il dolore, la disperazione, la paura. Dalle nostre origini greche si tramanda il culto del pianto durante i funerali, piangere fino a quando le salme non si distaccano totalmente da noi.

Ma passiamo alla tradizione, se è vero che i morti non ci lasciano mai da soli, allora perché non accoglierli nel miglior modo possibile quando vengono a farci visita nella notte tra il 1 e il 2 novembre?

Il torrone dei morti

L’usanza richiede infatti di imbandire la tavola e lasciare un posto vuoto riservato ai nostri cari defunti, per la “Festa dei morti” (perché noi a Napoli celebriamo e festeggiamo questo giorno, felici di ritrovare i nostri affetti perduti) si prepara il Torrone, dolce composto da un guscio di cioccolato duro e da una parte morbida. Il duro richiama l’amarezza che abbiamo nel cuore quando un nostro caro ci lascia, la parte morbida l’amore che abbiamo provato per questi e i ricordi vivi dentro di noi.

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