Aveva già minacciato di morte i genitori. Una tragedia che doveva essere evitata

Aveva già minacciato di morte i genitori. Una tragedia che doveva essere evitata

Graziano Afratellanza era un soggetto pericoloso e poco tempo fa con alcool e accendino voleva dar fuoco a tutta la casa. Non accettava la malattia e non prendeva le medicine. Di chi la colpa della sua libertà?

PARETE – Un figlio che uccide i suoi genitori è qualcosa di innaturale. Il terribile duplice omicidio di Francesco Afratellanza, 82 anni (nella foto a sx) e Antonietta Della Gatta 78; che, ieri ha fatto risvegliare Parete nello sconcerto, per molti cittadini poteva essere evitato.

«Lo sa tutto Parete che quel ragazzo non stava bene», dice un’amica di famiglia, che non smette di piangere, mentre escono le salme delle vittime dalla loro abitazione. E in effetti, Graziano Afratellanza era noto proprio per le volte in cui era andato in escandescenza e aveva minacciato di morte i suoi genitori.

Era accaduto anche due anni fa, quando l’allora sindaco di Parete, Raffaele Vitale, dovette firmare, come da prassi burocratica, l’ordinanza per il trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di Afratellanza che armato di alcool e accendino aveva minacciato di dare fuoco ai genitori.

Alla luce degli episodi pregressi come è possibile che Graziano Afratellanza non fosse sottoposto ad alcuna restrizione? Una volta accertata la patologia psichiatrica, si sarebbe dovuta valutare la pericolosità sociale dell’individuo e destinarlo a strutture riabilitative con libertà vigilata o ad una Rems. Invece, il 40enne continuava a svolgere la sua vita nella stessa casa in cui vivevano i genitori più volte minacciati di morte e lavorando nei terreni in cui aveva cercato di uccidersi.

«Rifiutava le medicine, non accettava la malattia. Per questa ragione, un anno fa quel paziente era stato ricoverato d’urgenza e sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio nell’Asl di Caserta». L’ennesimo. «Altri ne aveva eseguiti in precedenza. Forse due, a Napoli». Ma Graziano Afratellanza, fino a ieri «non era considerato socialmente pericoloso». dichiara a ‘Il Mattino’ Giuseppe Nese, psichiatra all’Asl di Caserta.

«Si doveva arrivare per forza al morto, anzi ai morti – si sfogano gli amici di famiglia – per fare qualcosa». Rabbia e amarezza per ciò che poteva essere evitato, ma anche sentimento di umana comprensione per un giovane, che, sebbene ieri si sia travestito da pluriomicida, resta in ogni caso una persona affetta da problemi psichiatrici gravissimi, dinanzi ai quali, si aprono molti interrogativi che nei prossimi giorni la magistratura cercherà di chiarire individuando anche eventuali responsabili.

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