Moglie e mamma suicida per le foto osè finite su Facebook: scoperti i responsabili

Moglie e mamma suicida per le foto osè finite su Facebook: scoperti i responsabili

Sono una coppia di ragazzi della provincia di Napoli. I familiari della vittima chiedono un risarcimento di quasi 1 milione di euro

POZZUOLI – Aveva 40 anni quando si tolse la vita vittima di presunte estorsioni e diffamazione da parte di una coppia di ragazzi di Pozzuoli che l’avevano contattata su Facebook con profilo falso riuscendo a farsi inviare delle foto compromettenti. La donna era di Castelfranco Veneto era moglie e mamma di due figli piccoli. Ora i familiari chiedono poco meno di un milione di euro come risarcimento danni per la morte della loro moglie e mamma. Trecentomila euro a testa per il marito ed i due figli della donna

I FATTI

Tutto ha inizio poche settimane prima del suicidio: su Facebook la quarantenne moglie e mamma viene contattata da tale Fabio Schiavone, di 35 anni, titolare della fantomatica ditta di TechnolgyShop Italia di Milano. Lui, giovane aitante, come si poteva vedere nelle foto del suo profilo, la aggancia con la scusa di venderle due smartphone.

suicida per le fotoDa allora – come racconta la tribuna di Treviso – tra i due inizia una conversazione che di giorno in giorno si fa sempre più intima. Prima le parole, poi le richieste che si fanno sempre più spinte fino a che lei, in un momento di umana debolezza, cede: gli gira via chat delle foto che la ritraggono in pose osé, anche se mai completamente senza veli. In quel momento la donna cade nella trappola: lui, che Fabio Schiavone non era, e tanto meno la sua faccia corrispondeva a quella ritratta nel profilo, inizia a ricattarla: «Dammi duemila euro oppure faccio vedere a tutti che genere di donna sei, le spedisco a tuo marito». La quarantenne non ha duemila euro e sa che, anche se li avesse, il ricatto potrebbe non finire mai. Lei inizialmente prende tempo finché l’indagato non decide che è scaduto il tempo: quelle foto vengono riversate su Facebook, con tanto di post che descrive i suoi gusti sessuali. È la fine. La donna, assalita dalla vergogna e dai sensi di colpa, decide, nei primi giorni del 2015 di farla finita.

I RESPONSABILI

Dietro a quella tragedia, secondo la procura, c’era un unico regista Gennaro Di Bonito, 23 anni di Pozzuoli, che, con la complicità della sua compagna, Enza Iovinelli, sua coetanea e conterranea, avrebbe teso una trappola a quella madre di famiglia, che poi, per la vergogna, si impiccò lasciando marito e, soprattutto, due figli piccoli.

LE INDAGINI

Di Bonito e la compagna Iovinelli sono stati rinviati a giudizio, nel marzo scorso, ma nel frattempo il legale della famiglia della donna, costituitasi parte civile ha quantificato in 900.000 euro la richiesta di risarcimento dei danni da presentare ai due imputati accusati di tentata estorsione, sostituzione di persona, diffamazione aggravata e morte come conseguenza di altro reato. Tutti reati che fanno capire il dramma vissuto da quella madre.