Cinque punti in dieci giornate, ultima vittoria a settembre: cosa succede?

Cinque punti in dieci giornate, ultima vittoria a settembre: cosa succede?

Poco più di due mesi senza vittorie in campionato non hanno allontanato i tifosi, sempre numerosi e partecipativi. In campo non ci vanno i tifosi, però. Com’è possibile che il Giugliano sia crollato così in fretta?

@Saverio Nappo

GIUGLIANO – Dalla quarta giornata di campionato alla tredicesima, il Giugliano ha inanellato cinque sconfitte e cinque pareggi. L’ultima caduta si è registrata proprio tra le mura amiche, contro la capolista, il Savoia. Ero allo stadio, domenica pomeriggio, per il big match. Qualche attimo dopo il triplice fischio, un ragazzo che, in quel momento, era accanto a me ha detto testuali parole: «non ricordo nemmeno più l’ultima vittoria del Giugliano». In effetti, come dargli torto? L’ultimo sussulto giallo blu – in campionato – risale al 23 settembre scorso. In trasferta, contro il Monte di Procida, si esultò (1-2, ndr) a metà maniche e con l’abbronzatura estiva ancora intatta. Sette giorni dopo, ci si sarebbe mangiati le mani, in casa, per una vittoria assaporata più volte ma mai legittimata: la Sessana strappò un punto d’oro al Vallefuoco. Era il 30 settembre e i ragazzi di Mister Amorosetti (sarebbe stato esonerato qualche tempo dopo) non conoscevano ancora il significato della parola “sconfitta”. Da allora, cinque punti in dieci giornate, frutto di prestazioni desolanti e spesso incomprensibili.

Come incomprensibile è il motivo per il quale un collettivo di buon livello, considerando gli avversari e la categoria, si sia disciolto così presto e così clamorosamente. Eppure c’erano state delle avvisaglie. Senza dubbio, il punto più basso è stato raggiunto con la doppia sconfitta contro la Puteolana – 1-2 in campionato, 1-0 in Coppa Italia Dilettanti –. Doppia sconfitta che ha direttamente sancito la rottura con la curva Liternum e con buona parte degli appassionati che, va sottolineato, costantemente riempiono le tribune del Vallefuoco e i settori ospiti. Verrebbe da dire che il sostegno dei tifosi può fare la differenza, ma da sola non basta per vincere le partite. In campo ci vanno i giocatori e le idee degli allenatori. È forse questo il punto. Personalmente, trasferte a parte, non ho mai perso una partita del Giugliano, fino ad oggi e posso dire che il minimo comune multiplo evidente è la mancanza di un’idea valida. Quando una squadra scende in campo senza un’idea di base sul quale costruire il suo gioco e, quindi, vittorie o pareggi, l’unico risultato possibile, alla fine, è la sconfitta per apatia. Esatto. Per apatia. Questo Giugliano gioca con apatia e agli avversari, spesso, basta metterci più grinta del solito per conquistare i tre punti.

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La Curva Liternum torna a sostenere il Giugliano nonstante: “ripartire da quei cinque punti” è la richiesta dei tifosi

Voi capirete che così non va. Cinque punti in dieci giornate, non vanno. Con la media di meno di un punto a partita non solo non si va lontano ma si rischia di retrocedere. La zona retrocessione è ufficializzata dal Real Forio d’Ischia, fermo a 8 punti. Quattro in meno dei giallo blu. Niente per cui stare tranquilli, insomma. Soprattutto, considerando l’attitudine al gioco e l’impostazione tattica vista contro il Savoia, contro il quale esordivano i tre nuovi acquisti. Se giocare contro la capolista dovrebbe essere di sprono per qualsiasi squadra, indipendentemente dalla categoria, il Giugliano è apparso blando. Con il passare dei minuti, complice il vantaggio ospite su pasticcio difensivo giuglianese e l’espulsione di Castaldo, i padroni di casa sono evaporati, come le pozzanghere di pioggia sotto il sole. Definire soporifero e snervante quanto visto durante i secondi quarantacinque minuti di gioco è riduttivo. È davvero inspiegabile come si sia arrivati a questo punto, considerando che il progetto tecnico è ex novo e che, quindi, la squadra non veniva da nessun retaggio tattico che avrebbe potuto pregiudicare movimenti o impostazioni di gioco. Era più facile costruire che distruggere. Almeno in questo, bisogna dare onore al merito. Purtroppo.