Spari a Parete, Falco fu costretto a comprare vino per il clan per il “Mama casa in campagna”

Spari a Parete, Falco fu costretto a comprare vino per il clan per il “Mama casa in campagna”

Dall’ordinanza è emerso che la figlia del boss, Katia Bidognetti, si recava ogni mese nella villa per cerimonie per compiere le estorsioni ai danni dell’imprenditore aversano



PARETE – Federico Falco, imprenditore vinicolo di Parete, avrebbe subito pressioni dalla figlia  del capoclan dei casalesi Francesco Bidognetti (nella doto a sinistra) e sarebbe stato costretto ad acquistare il vino per la villa Mama di Cellole, la struttura di cui è proprietario, per evitare “spiacevoli conseguenze”. L’imprenditore aversano, protagonista di una sparatoria avvenuta stanotte con quattro persone in via Matteotti, a Parete, era già stato vittima in passato di estorsioni da parte della criminalità organizzata.

L’ultima minaccia, in ordine di tempo, l’imprenditore l’aveva subita da Katia Bidognetti, figlia del boss Francesco, e dal marito Giovanni Lubello, il marito.Falco, insieme al socio, raccontò in prima persona agli inquirenti delle pressioni subite da Lubello prima e da Katia Bidognetti poi per l’acquisto di una partita di vino per la villa per cerimonie “Mama” di Cellole, la struttura di proprietà dell’imprenditore.

“Lo abbiamo preso per evitare ritorsioni” queste le parole dell’imprenditore pronunciate davanti agli inquirenti in riferimento al vino acquistato del quale, in quel periodo, intorno al 2010, non ci sarebbe stato bisogno. La figlia di Bidognetti, oggi sotto processo, ha poi contestato queste dichiarazioni alla Dda. La donna è sotto processo con rito abbreviato, al tribunale di Napoli per una maxi inchiesta proprio contro il clan Bidognetti.

Dall’ordinanza dell’altro giorno su Katia Bidognetti è emerso un quadro d’insieme di una donna che ha diverse funzioni, soprattutto quella di nuovo capo virtuale di uno storico gruppo camorristico, quello dei casalesi, oltre che di moglie  e madre. Secondo casertace.net, che ha riportato alcuni stralci dell’ordinanza, uno degli episodi più emblematici del ruolo della donna si verificò in una delle diverse occasioni in cui la figlia di “Cicciotto” si recò a ritirare la rata mensile per l’acquisto-estorsione della partita di vini e di altri alcolici da parte di Federico Falco e Carlo Emini, titolari del ristorante “Mama Casa in Campagna” e del ristorante “Nobel” di Aversa. Sembra un particolare insignificante, ma non lo è. Katia Bidognetti arriva con i suoi due figli, li lascia in auto, va a prendere i soldi nel ristorante e poi torna, mettendo insieme in pochi minuti tutta la sua rosa comportamentale di donna multiforme. In quell’occasione ebbe luogo la conversazione tra la donna e un certo Lehdili Joussef, di nazionalità marocchina, al tempo 31enne. Katia Bidognetti gli dice confidenzialmente di prendere le banconote dal suo portafogli. Lui, ancor più confidenzialmente, a dimostrazione che anche la camorra ha cambiato la struttura dei rapporti sociologici e che certe confidenze, una volta impensabili, da parte di un soldato nei confronti della donna di un capo, oggi sono state sdoganate, le risponde: “Amò ma tu hai i soldi proprio stirati belli precisi, ma che li fabbrichi?”  Le indagini, infatti, hanno dimostrato che con cadenza pressoché mensile la Bidognetti, dopo il trasferimento in carcere del marito Giovani Lubello, avvenuto nel 2013, faceva sosta a Cellole, proprio nella zona del “Mama”, per riscuotere.

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