L’Ammazzacaffè: quella domenica di settembre di Francesco Guccini, il cantautore in eskimo

L’Ammazzacaffè: quella domenica di settembre di Francesco Guccini, il cantautore in eskimo

Con il “avevo la rivolta tra le dita”, “Eskimo” diventa ufficialmente un inno generazionale che parla al meglio intrecci di giovinezza con un amore, insieme incosciente e spregiudicato, che vive sullo sfondo del clima grigio di una stagione socio- politica impegnata


L’AMMAZZACAFFE’ – Finché è Settembre, si è ancora in tempo a rivivere la storia d’amore musicata in “Eskimo”, il famoso brano di Francesco Guccini del 1978.

“Questa domenica di Settembre
non sarebbe cominciata così:
l’estate finiva più nature
vent’anni fa o giù di lì”.

L’esordio ben si presta a prologo, perché la canzone racconta la nostalgia del proprio passato.  Il cantautore modenese ricorda una giovinezza economicamente modesta e per questo avvolta in un “eskimo innocente” che oggi corrisponderebbe al più basic degli indumenti, ma tanto ricca di sogni ed ideali.

Il Guccini giovane, romantico ed innamorato, viveva la sua Bologna nel pieno della stagione della
contestazione, sognando di poter cambiare il mondo.

Gli succede di innamorarsi di una ragazza con la quale vive una storia d’amore. Lei è bella, ricca ed intellettuale. La distanza da ceto sociale, ben figurata dall’antitesi tra un semplice eskimo ed un rifinito paletot che invece indossa lei, non è un ostacolo, ma una tenera base su cui erigere un rapporto tra due giovani tanto lontani e vicini, ma così simili e diversi. “avevo la rivolta tra le dita dei soldi in tasca niente e tu lo sai  e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!

Perché mi amavi non l’ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,  perché fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me… “

Con il “avevo la rivolta tra le dita”, “Eskimo” diventa ufficialmente un inno generazionale che parla al meglio intrecci di giovinezza con un amore, insieme incosciente e spregiudicato, che vive sullo sfondo del clima grigio di una stagione socio- politica impegnata.

Molto dall’epoca cantata è cambiato. Il senno di poi fa da padrone e gioca addirittura un ruolo di primo rilievo, nella misura in cui il cantautore nota la propria donna, che poi diventa moglie, voler rincorrere, anche a distanza di anni, miti e simboli, tipici della fugace gioventù. Ciò che comporta la maturità è inibente rispetto al voler rivivere a tutti i costi il tempo passato. E per questo Guccini non ha rimorsi: ha vissuto un’epoca bella con tutto il candore tipico di chi non ha esperienza, ma ha dalla sua solo enorme voglia ed ardore di stravolgere schemi ed assunti.

Un giovane che si sente eroe non può desiderare null’altro: un portamento scanzonato e beffardo nei confronti del mondo, un amore per la sua ragazza bella e ricca e continui argomenti contestatori.

Chi non sogna, spera o ambisce, non merita di avere vent’anni.