“Non posso tenerlo”, giovane donna lascia il proprio figlio in ospedale

“Non posso tenerlo”, giovane donna lascia il proprio figlio in ospedale

Il fatto è accaduto al San Giovanni di Dio


ospedale

FRATTAMAGGIORE – “Non posso tenerlo”; con queste parole una giovane donna di 22 anni ha lasciato il proprio figlio appena nato in ospedale. Il fatto è accaduto al San Giovanni di Dio. Il piccolo fortunatamente sta bene ed ora è nel reparto del nosocomio frattese.

Secondo quanto si apprende da fonti locali, la decisione di lasciare il proprio bimbo in ospedale da parte della giovane donna, è stata presa poche ore dopo il parto. Il personale medico dell’ospedale ha tentato in tutti i modi di farla desistere dal suo intento, ma non c’è stato nulla da fare. La giovane ha parlato della difficile situazione sentimentale. Ora il bambino resterà in reparto ancora per qualche giorno come previsto dalla legge. Successivamente sarà affidato ad un istituto.

E’ da sottolineare che non è stato commesso nessun reato da parte della 22enne. Anche se da dovere umano e materno, tutti penseremmo che la donna avrebbe dovuto tenere il proprio bimbo con se’, c’è da dire che la legge, in casi come questo prevede questa possibilità.

La buona notizia in tutta questa vicenda è che comunque per quanto sia già in salita la vita del piccolo, “abbandonato” dalla propria madre in ospedale, è che comunque è stato lasciato in mani sicure e non abbandonato in strada o in cassonetti dell’immondizia come spesso è avvenuto.

COSA PREVEDE LA LEGGE

La legge infatti prevede che nel caso di figlio indesiderato, si può lasciare il piccolo in ospedale facendo sapere che non si vuole tenere il bambino e che quindi non si farà ritorno a riprenderlo. Esiste una legge, che prevede il parto in anonimato. Si tratta del Dpr 396 del 2000: è una norma pensata per contrastare l’abbandono dei bambini appena nati, l’aborto e l’infanticidio. «Una volta in ospedale, al momento del parto, le madri possono chiedere di “non essere nominate”. Termine burocratico che individua il non riconoscimento da parte delle madre. L’effetto pratico è che il neonato così può essere dato in adozione in tempi relativamente rapidi a un’altra coppia, reputata idonea dal tribunale e che ha seguito un preciso percorso per l’adozione».

«Questa modalità è garantita anche per le donne sposate: il nome della madre non compare. Il bambino risulta essere figlio di “madre che non intende essere nominata”. Nei registri dell’ospedale, il nome c’è, ma all’autorità giudiziaria non viene comunicato e l’informazione è anche oscurata nell’atto di nascita».

«Recentemente, la Cassazione ha poi aggiunto che, a distanza di tempo e qualora la madre acconsenta, il figlio può anche chiedere chi sia la madre. Il principio è stato fissato ma si è in attesa della legge che lo applichi. Il figlio potrebbe risalire alla madre, anche se non lo ha riconosciuto, ma solo se la stessa ha dato il suo consenso affinché la sua identità venga svelata»

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