Lo sgombero di Qualiano dimostra che Poziello non vuole risolvere la questione rom

Lo sgombero di Qualiano dimostra che Poziello non vuole risolvere la questione rom

Il sindaco di Giugliano non è riuscito in 4 anni a fare quanto ottenuto da De Leonardis in soli 6 mesi, portando avanti progetti come quello dell’ecovillaggio totalmente all’antitesi di quanto accade in tutta Europa

@Armando Di Nardo

rom giugliano

GIUGLIANO – Grande clamore oggi ha provocato la notizia dello sgombero del campo rom abusivo di Qualiano sulla circumvallazione esterna. Il provvedimento della Prefettura è arrivato dopo la richiesta del sindaco di Qualiano, Raffaele de Leonardis che – compulsato dai suoi stessi cittadini – ha deciso dal giorno del suo insediamento di dedicarsi ad una questione tanto delicata.

L’incipit. Raffaele de Leonardis si era insediato da poco più di un mese quando un enorme rogo divampò nel campo rom di Giugliano in zona ASI. I fumi tossici di quell’incendio erano visibili a chilometri di distanza ma il centro abitato della città di Qualiano era stato il prima ad essere raggiunto dalla diossina sprigionata dai rifiuti di ogni tipo andati in fiamme. Fu da quel giorno e complice anche l’occupazione abusiva perpetrata dai rom stanziati sul campo “Schiattarella” di Giugliano ai danni di terreni privati sul territorio di Qualiano, che De Leonardis – annunciando anche dalla sua pagina Facebook una lotta serrata a chi commette crimini ambientali – decise di rivolgersi alla Prefettura di Napoli.

La riunione interforze. Un mese dopo il sindaco, grazie anche alla collaborazione della locale stazione dei carabinieri riuscì ad ottenere un incontro in Prefettura dove si riunì tutto il comitato interforze. Al tavolo erano presenti il Prefetto di Napoli, Carmela Pagano; il Questore Antonio De Iesu; il comandante provinciale dei carabinieri, Ubaldo Del Monaco e gli alti rappresentanti di tutte le forze di polizia. A loro il sindaco rivelò lo stanziamento abusivo dei rom e soprattutto illustrò la delicata situazione ambientale della zona, fornendo prove documentali sui roghi tossici quotidiani che venivano appiccati all’interno del campo, e sui quintali di rifiuti che ogni giorno comparivano in quell’area che mettevano in pericolo la salute dei cittadini.

I motivi dello sgombero. Lo sconfinamento – abusivo – sui terreni ricadenti nel comune di Qualiano, da solo, non avrebbe potuto determinare nell’immediato un’azione come quella di stamattina. Da quanto filtrato dalle stanze della Prefettura, infatti, il motivo principale è l’aver dimostrato, da parte del sindaco De Leonardis, la presenza di un reale pericolo per la salute dei propri concittadini, di cui la fascia tricolore è il primo garante: proprio questo allarme ambientale avrebbe quindi determinato lo sgombero. Ed è qui che scatta il paragone con il suo collega giuglianese Poziello.

Poziello e l’ecovillaggio. L’amministrazione Poziello nel 2017 aveva promosso in Regione Campania un progetto per un nuovo ecovillaggio che avrebbe dovuto ospitare gli attuali residenti del campo di ponte Riccio. Il progetto fu approvato dalla Regione che concesse un finanziamento di 900mila euro a fronte di una spesa complessiva di 1,3 milioni a cui avrebbero dovuto fare fronte le casse del comune. Dopo la notizia del nuovo ecovillaggio a Giugliano si scatenarono le polemiche con la nascita di un comitato che propose un referendum consultivo sulla questione. I componenti del comitato referendario riuscirono con l’aiuto delle forze politiche di centrodestra a raggiungere oltre 5mila sottoscrizioni necessarie per la richiesta. Dopo due ricorsi persi dall’amministrazione Poziello, al Tar ed al Consiglio di Stato, la questione approdò in aula consiliare e la maggioranza votò contro una chiara volontà popolare e quindi, contro l’indizione del referendum. Poziello, però, messo alle strette dalle polemiche sul provvedimento e complici anche le sconfitte nelle aule del Tribunale tornò sui suoi passi dichiarando in consiglio comunale di aver abbandonato l’idea del nuovo ecovillaggio. Ad oggi, però, se si volesse riprendere il discorso sarebbe tutto pronto. Alla sola delibera di indirizzo del consiglio, infatti, non è seguito nessun atto che ad oggi impedirebbe la costruzione di quello che qualcuno definisce un nuovo “ghetto”. La delibera di cambio di destinazione d’uso del terreno individuato, per esempio,  è rimasta così com’era.

Una soluzione mai voluta. Poziello, che in consiglio comunale pure si dichiarò contrario alla presenza degli stanziamenti rom in città, non è riuscito in 4 anni a fare quanto ottenuto da De Leonardis in soli 6 mesi, portando avanti progetti come quello dell’ecovillaggio totalmente all’antitesi di quanto accade in tutta Europa, dove la logica dei campi è ampiamente superata. Una emergenza, quella rom, che non pone le basi su differenze etniche ma focalizza il problema sull’illegalità diffusa che si verifica quando queste persone vengono circoscritte in un’area ben delimitata. Proprio per questo risulta evidente che la costruzione di un nuovo stanziamento, seppur di moderna concezione, non avrebbe risolto la questione sicurezza. Se ne deduce che l’obiettivo dell’amministrazione non è mai stata la risoluzione del problema ma la costruzione del cosiddetto ecovillaggio rom. Chissà che, con le notizie di oggi, non si decida anche al numero 200 di corso Campano di dare una sterzata decisiva e affrontare una questione tanto sentita dall’intera cittadinanza proponendo le opportune soluzioni.