Maglietta “razzista” su Zalando: scatta la polemica tra gli utenti del web

Maglietta “razzista” su Zalando: scatta la polemica tra gli utenti del web

I tweet non mancano di sottolineare il “cattivo gusto” di questa maglietta.


zalando

Una maglietta messa in vendita da Zalando mostra la mano di una persona di colore che emerge dall’acqua, errore di comunicazione? Secondo i critici che hanno segnalato la cosa all’account ufficiale di Zalando, l’immagine che ha scioccato gli spettatori, si riferisce probabilmente alla questione dei migranti che è al centro del dibattito.

I tweet non mancano di sottolineare il “cattivo gusto” di questa maglietta. E, come riportato diversi commenti sui siti internet che hanno riportato la notizia, altri hanno sfruttato questa immagine per scopi ideologici. L’immagine lascia infatti intendere che rappresenti un uomo che sta annegando. Inoltre, il modello scelto per indossare la t-shirt è proprio un ragazzo con la pelle scura. Ma è soprattutto la descrizione dell’articolo a lasciare a bocca aperta: “This t-shirt celebrates the simple joys of the natural world”. (“Questa t-shirt celebra le semplici gioie del mondo naturale”). Gli utenti del web, però, la pensano diversamente. «State scherzando?», scrive qualcuno; «Sono senza parole», commenta qualcun altro. Accuse respinte da Zalando, che ha immediatamente fatto dietrofront. «Abbiamo tolto la maglietta dalla nostra piattaforma. Ci scusiamo per qualsiasi interpretazione involontariamente dolorosa».

Il caso, assicurano, sarà esaminato più da vicino prendendo contatto direttamente con il produttore. Il marchio di moda, dal canto suo, prende le distanze dalle accuse: «Siamo sensibili alla tragica situazione dei migranti e l’immagine presente sulla maglietta non ha nulla a che vedere con l’attuale crisi», si legge in una nota. Quello prevedibile è il seguito, cioè una lunga serie di tweet indignati, di critiche nei confronti dell’azienda e del messaggio sbagliato che l’immagine sulla maglietta trasmette ai più. Da Zalando, che è un’azienda di successo ci si aspetterebbe un messaggio diversamente diverso, o quantomeno una campagna pubblicitaria che non ammetta fraintendimenti. Anche perchè provocare è diventato lo spot preferito dei pubblicitari, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. «La nostra associazione si aggiunge alle altre forze che contrastano il fenomeno del razzismo, ma al tempo stesso si pone come catalizzatore di quelle forze».

In Italia il monitoraggio della pubblicità è affidato all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. Il codice dello IAP stabilisce, tra l’altro, che essa deve: “rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni”. Partendo da questo principio, lo “Sportello dei Diritti” quando individua uno spot manda una mail allo IAP affermando che esso contraddice quella norma.

«Il nostro intento non è la soppressione di un singolo spot particolarmente denigrante, perché ciò equivarrebbe ad accettare implicitamente tutti gli altri, ma quello di fare continua pressione perché l’intero fenomeno sia ripensato alla luce di una nuova sensibilità emergente».

COMUNICATO STAMPA

FOTO DI REPERTORIO

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