Preso a Mugnano Francesco Delle Cave, il latitante di Afragola da 350 milioni di euro

Preso a Mugnano Francesco Delle Cave, il latitante di Afragola da 350 milioni di euro

Ricercato dai carabinieri di Milano per aver tentato la scalata al gruppo “Olidata”


MILANO – Quando usciva dal bunker che si era creato lo faceva sempre in maniera accorta. Abiti eleganti, nessun gesto particolare, nulla che potesse dare nell’occhio. Perché, nonostante fosse a tutti gli effetti un ricercato, in fondo aveva più o meno continuato a fare una vita normale, con l’unica attenzione di lasciare la sua casa “ufficiale”. Un attenzione che però non gli è bastata a sfuggire ai carabinieri di Milano, che alla fine lo hanno incastrato.

I militari della sezione Catturandi, guidati dal capitano Marco Prosperi, hanno arrestato martedì Francesco Delle Cave, un 50enne del napoletano ricercato dal 21 febbraio scorso per una condanna, da scontare, di dieci anni, un mese e ventisei giorni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla abusiva attività finanziaria. La fuga di Delle Cave, un abile uomo della finanza, è finita a Mugnano di Napoli, a pochi chilometri dal suo paese di origine, Afragola.

Le truffe da 350 milioni di euro

La pena accumulata descrive al meglio la carriera del 50enne, in grado di mettere a segno truffe a sei zeri. Le luci su di lui si erano accese la prima volta nel 2016, quando un’indagine della guardia di finanza di Forlì aveva messo nel mirino trentaquattro persone: ventisei erano state denunciate, sei erano finite ai domiciliari e due in cella – tra cui Delle Cave, considerato il capo del gruppo – per i reati di abusivismo finanziario, bancarotta fraudolenta, truffa aggravata per fideiussioni false, ricettazione e appropriazione indebita.

Il 50enne e i suoi soci, secondo l’inchiesta dell’epoca, erano specializzati nell’emettere false fideiussioni – le loro banche di riferimento erano a Londra e Stoccolma – e nell’indirizzarle a dei loro prestanomi che poi a loro volta rigiravano i soldi su altre società create di proposito a Malta e Montecarlo, dove per qualche tempo lui ha vissuto.

Altra specialità del gruppo – stando agli atti – era “aggredire” aziende o rami di azienda in difficoltà, prendere tutti i beni mobili e immobili e poi sparire nel nulla.

La scalata a Olidata

E proprio nel 2016, l’indagine si era poi chiusa nel 2018 con gli arresti, “Delle Cave & co.” avevano cercato il colpo grosso: la scalata alla Olidata, l’azienda romagnola leader europea nella produzione di computer.

Sempre lo stesso il modus operandi: l’emissione di 200 milioni di euro di fideiussioni false a garanzia di soldi che in realtà non c’erano. In quell’occasione in campo insieme all’imprenditore napoletano era sceso un altro nome forte della finanza – un suo amico già finito in mezzo al tentativo di scalata di banca Etruria – ma “l’assalto” a Olivetti, loro malgrado, era fallito.

E forse quello era stato l’unico fallimento della carriera di Delle Cave, che è riuscito comunque a mettere a segno truffe per un totale di 350 milioni di euro che gli sono valsi il cumulo pena – emesso dal tribunale di Milano – che dal 21 febbraio scorso lo ha ufficialmente trasformato in un latitante perché lui, intanto tornato libero in attesa di giudizio definitivo, si era dato alla fuga.

La caccia all’uomo a Mugnano

Le prime ricerche degli uomini della Catturandi si sono inevitabilmente concentrate verso la sua terra. Il 50enne, ufficialmente residente a Casoria, aveva lasciato casa sua, aveva iniziato a usare soltanto cellulari di prima generazione – molto più complicati da intercettare e localizzare – e aveva annullato i contatti con i familiari più diretti pur senza rinunciare ad alcune uscite.

La svolta per i carabinieri è arrivata quando hanno identificato il suo “vivandiere”, un ragazzo di ventiquattro anni – per ora denunciato – che si occupava di portargli tutto il necessario. Inconsapevolmente è stato proprio lui a guidare i militari nel covo bunker che Delle Cave si era creato in un palazzo in costruzione in un’anonima via di Mugnano di Napoli, un “paesone” di quarantamila anime dove tutti conoscono tutti e dove anche i volti nuovi, come quelli degli investigatori arrivati per gli appostamenti, destano sospetto.

fonte MILANO TODAY