Pisellino ucciso come un boss a 19 anni. Niente ergastolo per i baby killer: “Sono troppo giovani”

Pisellino ucciso come un boss a 19 anni. Niente ergastolo per i baby killer: “Sono troppo giovani”

Il movente dell’agguato e dell’omicidio fu una lite per la spartizione di un bottino di una rapina.

@Armando Di Nardo

NAPOLI – Niente carcere a vita perché troppo giovani nonostante si siano macchiati di un cruento delitto di un loro coetaneo e del ferimento di altri due giovani. Ma ‘solo’ 30 anni di carcere. E’ la singolare chiesta avanzata dal pm Woodcock della Dda di Napoli nei confronti dei due fratelli Nicola Spina, 24 anni, e Anthony, di 19 arrestati il 14 luglio per l’omicidio del loro complice 19enne Emanuele ‘Pisellino’ Errico.

La vittima poco prima di essere ucciso aveva postato sul suo profilo Facebook una frase profetica purtroppo per lui: “Rione Conocal, qui sono nato e quì morirò “. E così è stato.I due furono bloccati dai carabinieri a Scalea, dopo aver trovato rifugio in altre città della Campania, e da dove si stavano preparando a scappare all’estero e precisamente in Germania.

Il movente dell’agguato e dell’omicidio fu una lite per la spartizione di un bottino di una rapina.

Era il 26 aprile del 2018 quando nel none Conceal scoppiò l’inferno. Emanuele Errico fu assassinato, e altri due rischiarono la vita. Rosario Ciro Denaro e un altro. Errico fu assassinato sotto casa, dopo essere stato rincorso.  ed Erri­co, il 25aprile (il giorno prima del la sua morte) incendia il motori­no dei fratelli Spina parcheggiato nell’androne di casa. Così decidono di punire il colpevole e pretendono dal titolare di un supermercato di fronte casa di vedere i filmati del­le telecamere di video sorveglian­za.

Quei filmati inchiodano Erri­co, riconosciuto anche perché ha un’andatura “dondolante”. Il gior­no compiono la vendetta. I due fratelli entrano in azione nel campo di quella stessa telecamera di cui hanno visto i filmati. Sanno che c’è ma non pensano che li sta ri­prendendo così come aveva ripreso Errico e l’incendio. Interrogata dai carabinieri la madre della vittima dice di averli visti uccidere il fi­glio

Spariscono dal quartiere. Pri­ma da parenti a Castel Volturno, poi da altri familiari in via Nazio­nale, infine a Scalea. Si dividono, poi si riuniscono in attesa di un viaggio definitivo all’estero. In­ tanto però tutta la famiglia parla di loro al telefono e senza precau­zioni. E parla lo stesso Nicola Spi­na, dice: “Se mi dovevano fare l’agguato già me lo avrebbero fat­to”. Genitori, suoceri e zii dei due ragazzi sono in fibrillazione, il pa­dre ce l’ha con Nicola perché “è andato in Calabria e si è portato tutti i soldi senza pensare a nessu­no”.

E la suocera parla con la fi­glia (e madre delle due bambine di Nicola) per convincerla a pen­sare a se stessa e alle piccole: “Si sono cacciati in una cosa più gros­sa di loro. Era meglio che Nicola diceva dal primo momento: è suc­cesso, è stato uno sbaglio, non so­ no stato io. Non lo pensasse al fra­tello (Anthony) perché il fratello secondo me gli ha fatto fare la ta­rantella”. Ma ora appunto non possono fare più “tarantelle” devono scontare la galera.

 

fonte: cronache della campania