ALFONSO SEQUINO, PDL: “L’IMPOVERIMENTO INTELLETTUALE AUMENTA CON LA DISUGUAGLIANZA SOCIALE”

ALFONSO SEQUINO, PDL: “L’IMPOVERIMENTO INTELLETTUALE AUMENTA CON LA DISUGUAGLIANZA SOCIALE”

In genere si ricorre all’uso di “scuola e cultura” per indicare l’istruzione generica degli individui. È sempre più frequente, però, trovare questi termini come espressioni di luogo comune e ciò ne determina un abuso semantico.


Tutti vorrebbero una preparazione più efficace. Gli adulti stimolano figli e nipoti a leggere libri e ad informarsi su tutto. La volontà si scontra con la realtà e, piuttosto che andare avanti regrediamo.

Gli ultimi dati dimostrano l’incremento dell’analfabetismo in Italia. A ciò segue l’abbandono scolastico che comporta un numero sempre più inferiore di diplomati. Inoltre, nelle facoltà si contano più iscritti che laureati.

Il governo è in crisi e che fa? Taglia gli investimenti destinati all’istruzione scolastica, alla ricerca e alle iniziative culturali, credendo che sia giusto cominciare a risparmiare proprio a partire dai quei settori che servono ad una  formazione professionale. Scuola e cultura, dunque, verrebbero considerate improduttive, considerati come sprechi di denaro pubblico. Secondo questa tesi, pare quasi che un ingegnere, un medico, un architetto o un qualsiasi professionista, non portino a un incremento positivo della “cassa nazionale”.

Allora mi chiedo se regredire culturalmente porti ad una crescita del PIL. Abbiamo mai sentito parlare di una nazione “poco colta” come potenza economica? La riflessione mi porta a dire che l’impoverimento intellettuale va di pari passo con la disuguaglianza sociale.

Questo deve essere chiaro ai governi e ai governatori di ogni livello istituzionale che, se non vogliono perdersi nella confusione di sterili lamentele o insulti propagandati sul web, devono mettere tra i principi della decantata rifondazione, la scuola e la cultura, passando attraverso l’educazione e un corretto utilizzo delle nuove tecnologie, affinché diventino strumenti di approfondimento e non di banalizzazione, capaci di integrare le intelligenze.

La scuola che genera cultura evita gli scandali della peggiore politica usata per fare affari. Evita  anche il cambio e ricambio di voti, le diarie da capogiro, la corruzione, il conflitto d’interesse, il “capetto”, cioè il politico di turno, per la pratica e l’appalto.

Le responsabilità non sono solo di politici o delle istituzioni. Noi siamo lo specchio della nostra società. Se esistono certi mali, probabilmente è anche per causa di una mancanza di senso civico.

Viviamo in un contesto in cui chi si impegna nello studio o nel lavoro, non è premiato. Nel nostro paese un cittadino su due paga le tasse e un euro su tre è, invece, frutto del malaffare. Non c’è rispetto per il bene comune ed è diventata quasi una prassi consolidata, gettare rifiuti dove ci sono divieti di scarico. Il tutto accade sotto gli occhi di tutti. Tacciono i vigili e tacciono anche i civili. I primi non sanzionano i trasgressori, i secondi protestano sul web piuttosto che farlo per le strade quando vedono sporcare la propria terra.

Se il paese è così ridotto le responsabilità sono di tutti, politici, partiti e cittadini. La carenza di educazione è sinonimo di una poca cultura.

 

Riceviamo e Pubblichiamo.

Alfonso Sequino