IL GUP CONDANNA GIULIANO ASCIONE E ASSOLVE LUIGI E MICHELE. RESTITUITI TUTTI I BENI SEQUESTRATI

IL GUP CONDANNA GIULIANO ASCIONE E ASSOLVE LUIGI E MICHELE. RESTITUITI TUTTI I BENI SEQUESTRATI

Giugliano. È arrivata oggi la sentenza di assoluzione per i fratelli Michele e Luigi Ascione, coinvolti nel processo dell’operazione chiamata “Tahiti”, dal nome dello stabilimento balneare di Fondi (LT) presso il quale si incontravano alcuni sodali del clan Mallardo.

 

Condannato, invece, Giuliano, alla pena di 6 anni e 4 mesi, per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico. Arrestati tutti nel febbraio del 2012, per i reati di associazione a delinquere di stampo camorristico e di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose.


La sentenza è stata emessa dal giudice dell’udienza preliminare, il Dott. Cairo. Le indagini condotte dalla Procura di Napoli hanno portato il GUP ad ascoltare i collaboratori di giustizia e poi ad emettere il giudizio di assoluzione per due famiglie e di condanna per Giuliano.

A loro difesa il collegio degli avvocati Antonio Giuliano Russo, Sebastiano Giaquinto, Giuseppe Pellegrino, Paolo Trofino e Raffaele Quaranta, avvocato difensore di Michele Ascione.

“Il giudice ora ha novanta giorni per il deposito delle motivazioni – ha dichiarato l’avvocato Quaranta – Sicuramente è stata ribaltata una impostazione della Procura, anche se dall’altra parte c’è stata comunque la condanna del fratello più grande Giuliano”.

Oltre a Michele erano stati tratti a giudizio anche la moglie e i suoi due figli, per i reati di intestazione fittizia di beni. Oggi sono stati assolti tutti con la conseguente restituzione di conti corrente e beni sequestrati.

Gli Ascione subirono un sequestro da 25 milioni di euro, tra cui diversi beni mobili ed immobili. In particolare un’imbarcazione da diporto ed altri 41 immobili di pregio (6 terreni e 35 fabbricati) ubicati in provincia di Latina e di Napoli. E poi sono stati rinvenuti presso diversi istituti di credito svariati conti bancari, sui quali erano depositati circa 6 milioni di euro.