IL PENTITO PIROZZI: “I MALLARDO VOLEVANO LA MIA MORTE”

IL PENTITO PIROZZI: “I MALLARDO VOLEVANO LA MIA MORTE”

 
Giugliano. 
Una sentenza di morte pendeva sulla testa di quello che fino a qualche tempo fa era un semplice ragioniere di provincia. “Ho deciso di venire davanti all’autorità giudiziaria perché temevo per la mia incolumità, in quanto diversi esponenti del clan hanno messo in giro la voce che  mi ero appropriato dei soldi avuti da loro per fare investimenti”. Una diceria, un’infamità, secondo colui che parla, il pentito Giuliano Pirozzi. Ma per la giustizia del Clan Mallardo attendibile quanto basta per decretare la sua fine.


 

Così Giuliano Pirozzi ha deciso di chiudere con il suo passato criminale e di sfuggire alla condanna a morte passando dalla parte dello Stato. Una collaborazione preziosissima, grazie alla quale gli inquirenti partenopei stanno ricostruendo i retroscena della politica e dell’imprenditoria giuglianese. Il risultato che emerge dalle indagini è un quadro dai risvolti inquietanti: “Ero un factotum di tutti gli affiliati del clan Mallardo. – ha dichiarato Pirozzi – Mi interessavo soprattutto delle questioni riguardanti le pubbliche amministrazioni, gli appalti. […] Cercavo di fare da trait d’union tra il clan ed il palazzo comunale.” Rivelazioni che sembrano trovare riscontro nelle dichiarazioni dell’altro pentito d’eccellenza, Gaetano Vassallo, ex affiliato dei Casalesi e collaboratore di giustizia a partire dal 2008, secondo cui l’attività amministrativa del Comune, già in quegli anni, sarebbe stata di fatto diretta dal Boss Feliciano Mallardo, detto ‘O Sfregiato, arrestato nel 2011 nell’ambito dell’operazione “Caffè macchiato”.

E tutto sembra collimare anche con quanto emerge dallo stesso decreto di scioglimento del Comune di poche settimane fa. Giuliano Pirozzi parla infatti di “intrecci con il mondo politico e affaristico”, di “appalti che venivano pilotati”, di ”attività di riciclaggio di terreni agricoli da passare nel piano regolatore”. Attività con cui il Clan si sarebbe infiltrato di fatto nei meccanismi decisionali di Via Corso Campano.

Ma non solo Giugliano al centro degli interessi della potente famiglia criminale. Giuliano Pirozzi, nelle sue dichiarazioni, si spinge oltre, ed allarga la rete delle possibili collusioni al di fuori del circondario giuglianese. “A livello provinciale e regionale, nonché con altri enti”, ha dichiarato. Si tratterebbe di una trama di influenze creata nelle stanze dei bottoni di Provincia e Regione con il chiaro intento “di intercettare fondi che avrebbero potuto essere destinati al Comune di Giugliano e, di conseguenza, al clan Mallardo”.

Dunque le dichiarazioni di due pentiti e il decreto di scioglimento dello scorso 24 aprile starebbero riscrivendo la storia della città. E non è escluso che nei prossimi mesi emergano altri elementi che rendano più fitte le già inquietanti ombre gettate sulla vita politica ed economica del paese della Mela Annurca.