Il lago di Greenwich

Il lago di Greenwich

Greenwich. A Greenwich c’è un piccolo lago che a vederlo da lontano è uno specchio che luccica al sole. Lungo le sue sponde dorme nei secoli un vecchio generale che combatté vittorioso sotto il cielo di Zama. A pochi metri dal sepolcro i resti di un’antica città riposano fra l’erba di un prato. Il mare è dietro l’angolo, attaccato al lago come una madre a un figlio. La popolazione indigena che si è insediata lungo le rive negli ultimi secoli sa di avere un piccolo tesoro. Turismo e commerci sono le attività principali. Sorgono negozi, ristoranti, bar, chalet, villette residenziali. Persino un parco privato. Unica cosa: la gente non arriva da anni. C’è carestia. E nessuno sa perché.

@Armando Di Nardo

Chi parte da Greenwich non conosce il mondo. Chi parte da qui, percorrendo il meridiano dal punto zero, impara che il mondo è diverso e vi torna da straniero. Lo straniero avvista isole di schiuma che galleggiano sulla superficie del lago. È talmente tanta che gli sembra panna montata. E lo crederebbe davvero come in una fiaba dei fratelli Grimm se la puzza di cloaca non lo risvegliasse dall’illusione. Mentre cammina, ciò che lo sorprende è l’assenza di pesci. Neanche un girino che increspi le acque. Nessun segno di vita che ricordi i pescosi laghi del Nord Europa, o la ricchezza sulfurea dei bacini flegrei.

Lo straniero però si è innamorato di questi luoghi. Comincia a raccogliere la schiuma. Con una draga libera la foce del lago ostruita dalla sabbia. Nel giro di pochi mesi il lago si ripopola di pesci. Accorrono nuovamente turisti, gli chalet si riaffollano, l’economia del posto riparte. Eppure lo straniero avvista dei canali di scolo che scaricano liquami nel lago. Prova a chiedere spiegazioni, suggerisce ai residenti l’installazione di vasche che permettano di raccogliere i rifiuti.  Ma non se ne parla. Ora che si torna a fare profitto, dicono, nessuno ha voglia di investire i primi risparmi nell’acquisto di stupide vasche. Intanto la foce del lago viene di nuovo ostruita dalla sabbia. I proprietari degli stabilimenti balneari posizionati lungo la foce hanno distrutto la draga perché non vogliono che i rifiuti finiscano in mare. Nel giro di pochi giorni, il lago torna torbido e sporco come un tempo. I turisti si dileguano, l’economia del posto torna a soffrire.

Lo straniero tornato a Greenwich ha percorso l’intero meridiano. Gli altri abitanti del lago, invece, sono rimasti fermi al punto zero. Bisogna partire e fare ritorno qui per salvare questi luoghi. Bisogna diventare stranieri nella propria terra per imparare a conoscerla davvero.