La piscina di Greenwich

La piscina di Greenwich

Greenwich. A Greenwich il diritto gode di un’efficacia limitata. Al punto che gli abitanti di questo territorio confondono volentieri ciò che pubblico con ciò che è privato. I commercianti di Greenwich sono soliti occupare marciapiedi con casse di frutta, sedie scaccia-parcheggio, paletti di cemento. I residenti costruiscono pertinenze abitative e mansarde oltre i confini stabiliti dal diritto comune vigente a nord e a sud del Meridiano.

@Armando Di Nardo

Anche gli spazi comunali si prestano volentieri a questa confusione. Dagli archivi del Centro Studi di Antropologia Culturale dell’Università di Berkeley spunta fuori l’episodio di una piscina installata in una piazza del centro. Gli indigeni l’avrebbero montata alle prime luci del mattino, per poi riempirla con una pompa d’acqua alimentata dalle fontane pubbliche. Subito dopo avrebbero cominciato a denudarsi, violando le regole del buon costume, per poi tuffarsi promiscuamente all’interno della vasca. Fra i vari particolari riportati, il documento rivela altresì che l’installazione era ubicata a ridosso di un centro di culto religioso. Circostanza particolarmente significativa, al punto da determinare la nascita di due opposte scuole di pensiero.

Da una parte c’è chi sostiene che la vasca sarebbe stata montata per ragioni liturgiche, al fine di promuovere un rituale di purificazione della cittadinanza in un momento storico delicato per Greenwich, mai come allora agitata da scandali politici e malversazioni. Il lavacro sarebbe stato compiuto subito dopo – o durante – la celebrazione della Santa Messa. Un altro orientamento, invece, preferendo un approccio più pragmatico e meno teologico, ritiene che la piscina fu costruita solo ed esclusivamente per combattere la canicola estiva in un periodo di alta pressione e corrente di scirocco, non rilevando in nessun modo la vicinanza della struttura di culto.

Difficile prendere posizione fra le due scuole. Ad ogni modo, il documento dell’Università di Berkeley conclude la cronaca dell’episodio storico raccontando dell’arrivo dell’autorità costituita di Greenwich, che a tarda sera, e con vistoso ritardo, sarebbe intervenuta per smontare coattivamente l’installazione abusiva. Significativa, in quest’altra circostanza, la rabbia manifestata dagli indigeni, che avrebbero lanciato urla e schiamazzi all’indirizzo delle forze dell’ordine. Secondo gli antropologi sarebbe una prova ulteriore dello scarso riconoscimento di cui gode l’autorità pubblica lungo il meridiano zero, nonché di un malinteso senso della proprietà privata da parte degli abitanti.

Chi si allontana da Greenwich, invece, saprebbe bene cosa è pubblico e cosa è privato. E avrebbe compreso fino in fondo la differenza fra ciò che è “mio” e ciò che è “nostro”. La distanza, ancora incolmata, che separa un “io” smisurato da un “noi” assente dal vocabolario “zero”.