Lago Patria, cambiano le stagioni ma non la schiuma

Lago Patria, cambiano le stagioni ma non la schiuma

GIUGLIANO – Non ci sono insegne o indicazioni per chi arriva al Lago Patria. A due passi dalla Domitiana, gli automobilisti sfrecciano senza capire dove si trovano. Non lo capiscono soprattutto i turisti, che si aggirano spaesati, mentre cercano sulle loro guide la tomba di Scipione l’Africano, i resti di Liternum, il “mare nostrum” che brontola dietro l’angolo. L’incanto millenario qui è rovinato dalla puzza degli scarichi fognari e dai grumi di schiuma che galleggiano sulla superficie dell’acqua.

@Armando Di Nardo

Per capire cosa è oggi il Lago Patria, bisogna fissare negli occhi i commercianti. Dare un’occhiata ai ristoranti e ai bar sempre più vuoti. “Un vero peccato – racconta a malincuore Antonio, proprietario di uno Chalet sulla circumlago -. Potevamo tutti investire sul turismo. I residenti invece vanno contro i loro interessi. Scaricano i liquami, inquinano le acque”. La soluzione, dice Antonio, è semplice: munirsi di vasche di decantazione. Un costo che chi abita al Lago Patria non vuole sopportare, ma che aiuterebbe il bacino a respirare.

Il locale di Antonio è chiuso dal 2011. Tavolini accatastati e sedie arrugginite. La colpa è della crisi. Poi l’assenza delle istituzioni ha fatto il resto. “Abito qui dal 1975 e non è mai cambiato nulla. Abbiamo promosso raccolte firme, petizioni, presidi. Per contrastare l’inquinamento del bacino basterebbero piccoli interventi dall’alto”, rivela amareggiato. Già, perché, per ridurre l’inquinamento del bacino, se ai privati si chiede l’installazione di vasche, agli enti comunali si chiede di costruire una scogliera artificiale davanti alla foce del lago. Un rimedio contro i cumuli di sabbia che ostruiscono i canali impedendo il ricambio delle acque. Peccato che dietro quel ‘’tappo’’ ci sia anche la mano dell’uomo. I proprietari dei lidi di Varcaturo, infatti, otturerebbero la foce per impedire l’inquinamento delle aree marine che lambiscono gli stabilimenti.

In inverno a complicare lo stato dei luoghi si aggiunge il rischio esondazione. Con l’arrivo delle piogge il lago tracima e inonda le carreggiate. L’ultimo bilancio è disastroso: guardrail e battistrada sprofondati, campi limitrofi e locali allagati. Ancora oggi, a distanza di settimane dall’ultima esondazione, la circumlago è in parte chiusa al traffico, con gli automobilisti costretti a zigzagare a passo d’uomo fra i lavori in corso.

Nel 2012 una speranza per il lago poteva venire dall’arrivo della nuova Base Nato traslocata da Bagnoli lo scorso dicembre. “Purtroppo, neanche questo è servito – racconta sempre Antonio -. Per gli americani sono arrivate tante infrastrutture. Ma non per il Lago Patria. Basta allontanarsi di poco dalla cittadella militare per ritrovare il solito degrado”. Così l’ultimo treno, oggi, si chiama “Progetto più Europa”: fondi comunitari a cui l’ultima amministrazione Pianese ha attinto per programmare la realizzazione di piste ciclabili, il rifacimento della circumlago, la costruzione di una caserma dei Carabinieri nel centro remiero. Uno spiraglio di luce dopo anni di inerzia, se non fosse che lo scorso maggio il commissario Maurizio Valiante ha rinviato i lavori al 2014. I tanto attesi finanziamenti, a quanto pare, non sono arrivati. Ennesimo flop, dunque? Difficile dirlo. Sta di fatto che il tempo al Lago Patria è fermo da quarant’anni.  E nessuno riesce a spezzare quest’incantesimo.