Scioglimento Comune, possibile l’annullamento. Ma resta l’ombra della “camorra”

Scioglimento Comune, possibile l’annullamento. Ma resta l’ombra della “camorra”

GIUGLIANO – Tutti lo attendevano, tutti lo annunciavano. Alla fine il benedetto ricorso al Tar contro il decreto di scioglimento del Comune di Giugliano è arrivato. E porta la firma di tre giovani ricorrenti che non hanno a che fare con i partiti. O forse sì. Ad un primo identikit, fra Arzillo, Ragosta e Palumbo, il primo è di sicuro il più “politico” di tutti. Esponente de ‘’La Destra’’, già candidato al consiglio comunale con “Fiamma Tricolore”, particolarmente attivo nelle battaglie condotte sul territorio contro i Rom durante lo sgombero degli accampamenti a Ponte Riccio. Il secondo è invece uomo a capo dello staff dell’assessore provinciale Francesco Mallardo. Giovane di basso profilo, spin doctor del segretario del Npsi. Palumbo, infine, è un libero professionista, presente a Giugliano con l’associazione “Eos”, ma che, a parte le frequentazioni assidue con gli ex consiglieri Alfonso Sequino e Antonio Dell’Aquila, non ha trascorsi nella politica locale.

@Armando Di Nardo

Morale della favola? I partiti si sono fatti da parte. Il Pdl non se l’è sentita di promuovere da solo il ricorso senza l’appoggio unanime delle altre forze politiche consiliari, preferendo così defilarsi dietro le quinte e lanciare nella ‘’mischia’’ tre giovani non compromessi, politicamente, con la precedente amministrazione. Una mossa azzeccata. Visto che, in una congiuntura delicata in cui i partiti godono di poca credibilità, non sarebbe stata una buona idea alzare i toni dello scontro fra il Pdl locale e il Governo delle Larghe Intese, con tutte le conseguenze mediatiche che una scelta del genere avrebbe comportato.

Ma veniamo al ricorso. Il vulnus più evidente che lamentano i ricorrenti è la sospensione del diritto di voto ex art. 48 della Costituzione. Fino a qui nulla di eclatante, visto che in questi casi l’elettorato attivo e passivo vengono sacrificati pro tempore in nome di interessi superiori come la sicurezza e l’ordine pubblico. Ciò che non quadra nella relazione della commissione d’accesso, rispetto a quanto recita l’art. 143 del decreto legislativo 167 del 2000, è la presenza di “elementi concreti, univoci e rilevanti” che dimostrino “collegamenti diretti e indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata, o forme di condizionamento che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali […]”. Il punto è controverso. Gli “elementi concreti, univoci e rilevanti”, richiesti dal pacchetto sicurezza del 2009 per legittimare uno scioglimento, sono diventati il punto debole di molti decreti analoghi a quello giuglianese, trasformati di colpo da strumenti di prevenzione sociale a sentenze di natura giustiziale. Questi elementi di cui parla la legge paiono mancare nella relazione della commissione d’accesso, definita dal magistrato Raffaele Cantone un atto “un po’ fumoso”. D’altronde – è questa l’obiezione mossa dai ricorrenti – piuttosto che individuare in maniera esplicita i collegamenti fra malavita organizzata e amministratori locali, la relazione imputa all’ultima amministrazione di essere stata inerte – e quindi connivente – rispetto al problema mafioso. Accuse aleatorie e non circostanziate che renderebbero alta la probabilità che lo scioglimento del Comune di Giugliano finisca sotto la scure del giudice amministrativo.

Ad ogni modo, non possiamo nasconderci dietro un dito: annullamento o meno, la camorra a Giugliano c’è. E si è infiltrata nei gangli del potere, negli uffici dirigenziali, nelle gare d’appalto. Precedenti come il blitz ai vigili urbani nel 2008,  il sequestro del “Puffi Village”, le dichiarazioni dei pentiti Vassallo e Pirozzi non sono di certo il frutto delle fantasie di qualche cronista locale. Anzi: dimostrano la presenza di forti interessi da parte della criminalità organizzata nella macchina comunale nell’ultima come nelle precedenti amministrazioni. Sennonché la difficoltà di dimostrarlo, le collusioni così vischiose fra pezzi della burocrazia giuglianese e la camorra espongono il commissariamento al rischio di un buco nell’acqua.

Ora veniamo al punto conclusivo. Le vittime di questo ambaradan politico-giudiziario, ovviamente, sono i cittadini di Giugliano. A cui poco interessa entrare nella polemica sulla natura politica del provvedimento. A loro interessa capire quanto sia utile l’arrivo dei commissari alla città. Quanto sia in grado di favorire il ricambio della classe dirigente e lo smantellamento di un sistema di collusioni che, se presente, è così radicato nella cultura della gestione della cosa pubblica da essere impossibile da estirpare in 18 mesi di commissariamento. Come dire? Agitare le acque allontanerà gli squali per un po’, ma senza una buona fiocina e una maschera per le immersioni sarà impossibile ammazzarli una volta e per sempre…