Siani, storia di un teatro che nessuno vuole

Siani, storia di un teatro che nessuno vuole

MARANO – La storia del cineteatro “Giancarlo Siani’’ di Marano è una storia di cortocircuiti. Uno spazio che, grazie al binomio di cultura ed arte, ha saputo riscattare dalla morte il nome di uno dei giornalisti precari simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Presidio culturale, per anni sede de il “Marano Spot Festival’’, rassegna cinematografica dedicata ai ragazzi a cui partecipano prestigiose personalità della società civile (magistrati, artisti, scrittori, registi), da diversi mesi il cineteatro di una città che conta circa 60.000 abitanti rischia però di chiudere.

@Armando Di Nardo

La struttura, un tempo comunale, è da diverso tempo gestita dai privati. L’ente di Via Duca d’Aosta ha infatti rescisso il contratto d’affitto della struttura, per il quale il Comune sborsò quasi 70.000 euro. Il malumore fra i cittadini per la scelta della passata amministrazione è stata grande. E così sono partite subito le proteste. La prima ad aprile, quando l’associazione “Ragazzi Spot Festival’’ ha inscenato una protesta per scongiurare la chiusura del teatro. “La cultura, la legalità e la memoria non si chiudono. Abbiamo bisogno di spazi protetti dove la comunità dei cittadini possa incontrarsi, discutere, conoscere le ragioni degli altri, conoscersi e divertirsi’’, gridarono a gran voce coloro che inscenarono il sit in.

Il neo sindaco di Marano, Angelo Liccardo ha assicurato di “attivarsi affinchè una soluzione venga trovata’’. Per il primo cittadino il Teatro Giancarlo Siani “è una risorsa importante per Marano e per i ragazzi che ogni anno svolgono attività presso quella struttura. Sono sindaco solo da pochi giorni e non ho avuto ancora modo di leggere gli incartamenti – ha tenuto a precisare Liccardo – appena prenderemo pieno possesso delle cose, lavoreremo per risolvere la questione’’.

Nel frattempo la soluzione non si sblocca. Tanto che non si esclude un ”remake” di proteste. “La vicenda del Teatro Giancarlo Siani è una vergogna politica’’. Queste le parole di Gaetano Bonelli, ex Vicesindaco ed Assessore alla Cultura della breve giunta di centro-sinistra guidata da Mario Cavallo. Per Bonelli, “è molto grave che la Magistratura non sia ancora intervenuta a vederci chiaro su questa faccenda dove c’è anzitutto un danno erariale. Tutti hanno fatto finta di niente. Laddove c’è inciviltà non può esserci cultura’’. Secondo l’ex vicesindaco, spesso in prima linea nelle battaglie che vedono protagoniste il recupero delle radici storiche e culturali del territorio, “il teatro Siani non deve chiamarsi con il nome di chi è stato ucciso dalla criminalità organizzata, ma teatro della vergogna’’. Il Comune, continua Bonelli, “dato che ha speso in passato 500.000 euro per la ristrutturazione del teatro, poteva tranquillamente accendere un mutuo e divenire unico gestore dello stabile. Invece sono state fatte ruberie per far subentrare il controllo dei privati. Ricordo che nel breve periodo nel quale sono stato assessore alla cultura e mi sono interessato della vicenda, sono riuscito ad accordarmi con chi gestisce il teatro per far si che una parte degli introiti entrassero nelle casse comunali’’.

A queste amare parole si sono aggiunte quelle altrettanto allarmate di Daniela, semplice residente di Marano. “Gli aggregatori culturali come il cineteatro Siani sono il polo attorno al quale gravitano cultura e sviluppo. Anche ritorni economici in termini di turismo ed entrate. Rendono prestigio al territorio per il supporto ai grandi eventi, promuovendo il senso di comunità culturale e la socialità. E poi, nello specifico, veder chiudere una struttura che porta il nome di Giancarlo Siani sarebbe un po’ come riaprire una ferita in questo territorio. Una sconfitta anche simbolica, insomma’’. La stessa Daniela, si è poi augurata un “recupero immediato o tramite il coinvolgimento dei privati con una sorta di azionariato popolare o tramite l’intervento del pubblico (comune, provincia, regione). Non è possibile permettere che la cultura e la legalità facciano ancora una volta un passo indietro’’.

Ora non resta che attendere gli eventuali sviluppi, per capire se l’epilogo di questo film dall’incipit drammatico possa trasformarsi in una favola per bambini. Anzi, per ragazzi sorridenti.