STREET HEART, VIAGGIO NELL’ ARTE DI STRADA NAPOLETANA

STREET HEART, VIAGGIO NELL’ ARTE DI STRADA NAPOLETANA

Napoli.“Non guarderete più Napoli con gli stessi occhi.” Un motto coraggioso, che sembra presagire qualcosa di interessante. Questo il sottotitolo di Street Heart, cortometraggio realizzato da Tommaso Battimiello, studente di Lettere Moderne alla Federico II.


Protagonista indiscussa del docufilm è l’arte di strada napoletana. Terminate le riprese e quasi conclusa la parte di montaggio, il lavoro uscirà nei prossimi giorni. Abbiamo scelto, quindi, di porre una serie di domande al giovane regista.

Come nasce il progetto “Street Heart”?

«Per caso, come accade spesso. Giravo il videoclip musicale: “Resta o vai via” e trovandomi a via Cisterna dell’Olio per cercare un muro che potesse fare da sfondo ad una scena, sono rimasto folgorato davanti ad un murales che ho deciso poi di inserire nel video. Pubblicatolo sul web, mi sono accorto che anche un’altra sequenza aveva come sfondo (involontario) un murales. Non era colorato, sgargiante e stile hip hop, era decisamente diverso. Curiosamente mi sono informato riguardo la street art a Napoli e ho scoperto un mondo del tutto inesplorato eppure dotato di un grande numero di appassionati, dallo stile pittorico decisamente nuovo».

Cosa ti ha spinto a realizzarlo?

«Ciò che mi affascina maggiormente della street art è il suo carattere peculiare: la caducità. Tutto è effimero e caduco, si coglie l’irripetibile e l’attimo sfuggente della creazione. Molti artisti affermano di non riconoscersi sotto il termine “street art” che, a loro dire, è solo un’etichetta per commercializzare il tutto; la creazione artistica nasce non da una volontà di comunicare qualcosa, ma da un’esigenza. È questo che distingue l’artista dal comunicatore».

Come è sviluppato il film?

«Abbiamo diviso il tutto in tre tronconi: una parte relativa ai murales presenti nei vicoli e sulle mura del centro storico, con qualche “sconfinamento” fino a Gianturco,una sui madonnari ed un’altra su Felice Pignataro. Di fondamentale importanza è stata la partecipazione del mio amico Giuliano Russo, che ha subito preso a cuore il progetto propostogli, accompagnandomi e bilanciandomi in ogni passo per la realizzazione del lavoro. Sarà la voce narrante del documentario ed il trait d’union tra i vari passaggi».

Compiuto il lavoro, cosa pensi di fare?

«Intendo presentarlo innanzitutto al Napoli Film Festival di quest’anno, per poter usufruire della visibilità che il festival da anni ormai offre ai registi campani e non solo, con proiezioni gratuite dei finalisti e libero accesso da parte di chiunque. In secondo luogo organizzeremo una proiezione presso l’associazione Fantasmatica, la quale organizza uno street art tour lungo le strade del centro storico. Spero, infine, di riuscire a proiettare il documentario anche al Gridas, il centro fondato da Mirella La Magna e Felice Pignataro a Scampia, a cui è dedicata una parte consistente del nostro lavoro».