Arrestati due casalesi, imponevano caffé ai bar

Arrestati due casalesi, imponevano caffé ai bar

HINTERLAND – Camorra e caffé. Un binomio che per i clan significa profitto. E’ di queste ore la notizia degli arresti di Paolo Venosa, di 42 anni, e Daniele Costagliola, di 35, appartenenti al clan dei Casalesi. Sono stati tradotti in carcere con l’accusa di imporre ai titolari dei bar dell’agro aversano una sola marca di caffè. Ad arrestarli i carabinieri di Casal di Principe con l’accusa di estorsione continuata e illecita concorrenza aggravati. Ancora ignota, per ora, la marca dei prodotti imposti.

@Armando Di Nardo

Come hanno accertato i militari dell’arma, i due con minacce ed atti intimidatori costringevano i titolari dei bar a sottostare a condizioni economiche estremamente svantaggiose per i commercianti ma che garantivano entrate mensili consistenti per i clan. In particolare, è stato accertato che i baristi erano costretti ad acquistare almeno una confezione da 50 cialde al mese al prezzo di 50 euro ciascuna mentre la macchina del caffè veniva imposta a 600 euro.

Ricordiamo che il connubio caffé e camorra saltò fuori pure nell’ambito dell’operazione “King Kong”, condotta ai danni del Clan Mallardo, quando fu messo in manette il commercialista Aprivotola, titolare di numerosi esercizi commerciali, con l’accusa di imporre ai gestori forniture del caffé “Seddio” nell’interesse della cosca giuglianese. Stessa cosa per l’operazione “Caffé macchiato”, che nel 2011 portò alla luce un’attività simile di commercializzazione e vendita della medesima marca di caffé da parte del nipote di Feliciano Mallardo, D’Alterio Carlantonio, in moltissimi bar del basso Lazio e del Casertano.