Clan Mallardo. Sequestrati beni ai fratelli Ascione

Clan Mallardo. Sequestrati beni ai fratelli Ascione

GIUGLIANO – Capitali illeciti accumulati dal clan Mallardo finiscono sotto sequestro. È in corso dalle prime ore di questa mattina una vasta operazione anticamorra da parte dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, che vede l’impiego di oltre 100 militari tra Lazio, Campania, Sicilia e Calabria. Il valore dei beni sottoposti a sequestro, tra cui concessionari di autoveicoli, uno stabilimento balneare e centinaia di unità immobiliari, ammonta ad oltre 50 milioni di euro. 


A  giugno risale il sequestro eseguito nei confronti dei fratelli Dell’Aquila e al 23 maggio  era arrivata la sentenza di assoluzione per i fratelli Michele e Luigi Ascione, coinvolti nel processo dell’operazione chiamata “Tahiti”, dal nome dello stabilimento balneare di Fondi (LT) presso il quale si incontravano alcuni sodali del clan Mallardo. Era stato invece condannato, invece, Giuliano, alla pena di 6 anni e 4 mesi, per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico. Arrestati tutti nel febbraio del 2012, per i reati di associazione a delinquere di stampo camorristico e di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose.

Oggi i Finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, hanno posto sotto chiave beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre € 50.000.000, riconducibili al sodalizio criminale organizzato dai fratelli Michele, Giuliano e Luigi Ascione, indiziati di contiguità al clan Mallardo, per conto del quale avrebbero costituito una cellula economica, operante, prevalentemente, nel territorio del basso Lazio. 

Le complesse indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Dott. Giuseppe Pignatone, e dai Sostituti Procuratori della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma – Dott.ssa Lina Cusano, dott.ssa Maria Cristina Palaia e dott.ssa Barbara Sargenti – anche nel quadro della collaborazione da tempo avviata con la D.D.A. di Napoli, hanno consentito di accertare la costante e inarrestabile ascesa, nella Provincia di Latina, dei fratelli Ascione, noti imprenditori campani, attraverso rapporti dai reciproci vantaggi con esponenti di spicco del noto clan di camorra Mallardo. 

Le investigazioni del G.I.C.O. hanno dimostrato che l’operatività criminale del clan è stata nel tempo orientata, oltre che al finanziamento del traffico di sostanze stupefacenti, prevalentemente al controllo – realizzato con la partecipazione finanziaria o con la riscossione di quote estorsive – delle attività economiche di rilievo (attività edilizia, appalti pubblici, forniture pubbliche, commercio all’ingrosso). 

In particolare, i germani Ascione hanno costituito uno stabile e ramificato sodalizio criminale, inserito in un sistema criminogeno di ampia portata,  rappresentato dal clan camorrista dei Mallardo, al quale sono risultati essere legati, fin dagli anni ’80, da uno stretto “pactum sceleris”, riferito principalmente al reimpiego di proventi illeciti nel circuito economico legale prima attraverso società operanti nel settore del commercio delle automobili investiti poi in società edili e di costruzioni immobiliari. 

I collaboratori di giustizia Vassallo Gaetano, Izzo Salvatore ed Amatrudi Massimo hanno reso specifiche dichiarazioni circa i collegamenti correnti tra il gruppo Dell’Aquila e quello degli Ascione. I citati collaboratori hanno indicato i fratelli Ascione come intranei al clan Mallardo e direttamente legati ai capi clan Francesco e Giuseppe Mallardo. 

Gli Ascione, dunque, operavano in stretta e sinergica collaborazione con il gruppo Dell’Aquila, in particolare con Domenico detto “Menicuccio”, con il quale divenivano soci in affari nel settore del commercio di autoveicoli. 

Le fiamme gialle del G.I.C.O. di Roma, hanno avviato le direttive impartite dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sviluppando circa 100 accertamenti economico-patrimoniali nei confronti di altrettante persone fisiche e giuridiche, finalizzati all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati. 

In definitiva, le riportate attività delittuose hanno permesso al gruppo Ascione  di accumulare un ingente patrimonio mobiliare e immobiliare, incongruente con il modesto profilo emergente dalle dichiarazioni dei redditi. 

Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosità sociale, ha permesso di richiedere, ai sensi del dettato normativo del “Codice Antimafia” D. Lgs 159/2011, l’applicazione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza ed il sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio, direttamente o indirettamente, riconducibile a Michele, Giuliano e Luigi Ascione. 

I risultati di tali investigazioni sono stati partecipati al Tribunale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione, il quale, condividendo l’impianto accusatorio prospettato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, con proprio provvedimento ha disposto il sequestro di: patrimonio aziendale e relativi beni di n. 5 società, con sede nella  provincia di Latina, Napoli, di cui n. 2 operanti nel settore delle costruzioni di edifici, n. 1 nella locazione di immobili, n. 1 nel commercio di autoveicoli e n. 1 nel settore dell’intermediazione immobiliare; quote societarie di n. 1 società, con sede nella provincia di Napoli, operante nel settore della gestione di stabilimenti balneari; n. 112 unità immobiliari (site nella provincia di Latina, Napoli, Cosenza); n. 175 auto/motoveicoli e n. 1 imbarcazione; numerosi rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, per un valore complessivo di stima dei beni sottoposti a sequestro pari ad oltre € 50.000.000. 

Le operazioni di polizia economico-finanziaria hanno comportato l’impiego di oltre 100 Finanzieri in Lazio, Campania, Sicilia e Calabria.