Il cinema in carcere, “Ibris” approda fra i ragazzi di Nisida

Il cinema in carcere, “Ibris” approda fra i ragazzi di Nisida

GIUGLIANO –  Continua a stupire l’associazione culturale “Ibris”, che a Giugliano cerca di non far mancare neanche in estate la sua presenza con l’unico scopo di diffondere cultura. Ma questa volta i ragazzi di Anna Russo sono usciti fuori dai confini della città, per portare l’esperienza del cineforum nell’isola di Nisida, fra i detenuti del carcere minorile. Abbiamo incontrato la presidente dell’associazione per farci raccontare le ragioni di quest’iniziativa.

@Armando Di Nardo

Anna, dove nasce l’idea di portare la cultura nel carcere di Nisida?

L’esperienza di Nisida nasce quasi per caso. Siamo entrati lì come volontari, senza sponsor, logo. Sono entrate le persone. Parlando con Don Fabio, il cappellano del carcere minorile di Nisida, conoscendoci e condividendo esperienze, è sorta l’idea di voler portare Ibris anche in quel posto; era già volontà in corso creare un cineforum sui diritti umani a Giugliano e quindi fu semplice far convergere le idee e dare origine ad un progetto umano innovativo.

In che modo si è avviata l’organizzazione con il carcere?

Per questioni complicate di permessi e orari non possiamo dilungarci con dibattito o introdurre di volta in volta delle personalità, ma abbiamo trovato il modo di rendere la reclusione più leggera, lasciando un messaggio che potesse permettere il confronto, anche nei giorni successivi alla proiezione dei film. Il ciclo CineNisida prevede film di Siani, Izzo, Salemme: messaggi diretti, linguaggio vicino, empatia immediata, luoghi e storie di tutti i giorni, messaggi di speranza, di cambiamento. Tutto questo ogni domenica sera per il mese di luglio, noi siamo lì ad allestire un cinema all’aperto per i quasi 60 ragazzi detenuti tra uomini e donne.

Dopo il primo incontro, quali sono state le sensazioni provate?

Tra una verifica dei permessi, l’introduzione di apparecchiature elettroniche, un controllo minuzioso e l’appello di tutti, ci siamo chiesti quale potesse essere il registro più efficace per lasciare davvero un messaggio a questi giovani. Nisida, un piccolo paradiso che fa dimenticare. E con quel torrido caldo estivo abbiamo pensato a quanto i ragazzi detenuti, minorenni, non potessero godere della bellezza che li circonda. A quanto triste fosse il loro sguardo rivolto verso un mare a cui non è possibile accedere liberamente. Superato il cancello d’ingresso, arrivano scortati e sorvegliati, prendono posto entusiasti. PLAY. Comincia così una grande esperienza, al termine della quale qualcuno ringrazia, qualcuno chiede se e quando ci sarà un prossimo incontro. Io non so se anche noi ci sentissimo pronti, ma davanti a certe storie, a certe crude realtà, forse pronti non si è mai.