La metamorfosi del Matador

La metamorfosi del Matador

Era il 14 Luglio del 2010 quando il Napoli acquista dal Palermo per 16 milioni di euro, un ragazzotto delle enormi potenzialità ma dal talento ancora grezzo: Edinson Cavani. 

@Armando Di Nardo

Il Matador, così soprannominato in Uruguay per il suo spirito da combattente, racconta al suo arrivo a Napoli, che la chiamata della squadra azzurra è arrivata grazie all’intercessione di Dio: “Sapevo che Gesù mi avrebbe spinto nel posto giusto, essere qui è un segno del destino. Evidentemente era scritto, per me è stato un messaggio Divino”.

Il 26 agosto del 2010, Edinson Cavani si appresta ad esordire da titolare con la maglia del Napoli in Svezia, contro l’Elfsborg nei preliminari di Europa League. E’ la prima ufficiale della stagione per lui, e dovrebbe partire dalla panchina. Però la riserva è un ruolo che poco si confà al colpo di mercato del Napoli. Poi, l’avviso: “Guarda, Quagliarella domani andrà via e stasera va in panca, tocca a te”. Viene schierato titolare quindi, nel tridente con Lavezzi e Hamsik a rifinire. Ruggine? Macché. Un trionfo, doppietta già nel primo tempo e candidatura ufficiale a nuovo idolo della “torcida azzurra”. Insomma, un esordio con i fiocchi.

Da lì nasce la storia d’amore tra il Napoli e il Matador. Cavani non si ferma più. Segna a raffica. Buca le reti avversarie a suon di triplette. Quattro solo nella prima stagione, indimenticabili quelle al San Paolo contro la Juventus (3-0), e quella alla Lazio a tempo scaduto dopo un’incredibile rimonta (4-3). Termina la prima stagione azzurra battendo il record di Vojak. Gonfia la rete per trentatre volte. Ventisei in campionato e sette in Europa League.

La stagione seguente è un vortice di emozioni per i tifosi partenopei. Il girone di Champions che sembrava proibitivo, viene superato grazie anche al bottino del Matador, cinque reti nella massima competizione europea. Il 20 maggio segna su calcio di rigore il gol che sblocca la finale di Coppa Italia contro la Juventus, poi vinta per 2-0 dal Napoli, ottenendo così il suo primo trofeo in Italia e facendo impazzire di gioia i tifosi azzurri.

La scorsa stagione iniziano i primi segni di metamorfosi del Matador. Finora irreprensibile anche nella vita privata, legatissimo alla moglie Maria Soledad, cominciano a girare strane voci su una probabile amante di Cavani. Voci poco dopo confermate dalla separazione con Maria Soledad. Situazione inimmaginabile per chi come lui ha sempre fatto della fede in Dio una ragione di vita. 

In campo però, il Matador fa come al solito il suo “dovere”. Raggiunge quota 104 reti in maglia azzurra. “Marca la banderilla” per ventinove volte in campionato, diventando dopo Diego Armando Maradona, il secondo giocatore del Napoli, a vincere la classifica cannonieri.

Si arriva a fine stagione e le voci di mercato attorno ad Edi diventano incessanti. Tra gossip e mezze verità, la sicurezza è una: Sessantatre milioni è il limite minimo fissato dalla clausola rescissoria per la cessione di Cavani: De Laurentiis lo va strombazzando da mesi, senza nessuna possibilità di sconto. Cavani da par suo, ha fatto intendere, talvolta anche indirettamente, di volere andare via per cercare gloria e fama altrove, ed è lecito quando le pretendenti sono top club come Real Madrid o Chelsea.

Meno lecito però se decidi di andare al PSG. Definire il club parigino un “top club” solo perchè ha alle spalle uno sceicco, è calcisticamente deprimente. Il palmares della squadra di Al Thani vanta solo una coppa delle coppe. Altro che top club. 

“Pecunia non olet”, è vero, ma a puzzare in questo caso è l’onestà di Cavani. Uno che ha sempre dichiarato che i soldi non sono tutto. Che le emozioni date dai tifosi hanno più valore del denaro. Se per soldi, però, vai a giocare in una nazione dove il primo sport nazionale è il ciclismo, dove la storia della società è ricca soltanto di denaro, beh allora, dimostri di essere nient’altro che un ipocrita. 

L’amore per il Dio denaro ci può stare, ma era necessario avere il coraggio di ammetterlo, senza falsi moralismi. Bisognava avere rispetto per una città intera che ti ha amato e osannato dal primo giorno. Caro Edi, Napoli non è un tavolo da poker: il tuo bluff è stato letto! Adieu Matador.