Mugnano, manca il numero legale e salta la seduta di Assise. È polemica

Mugnano, manca il numero legale e salta la seduta di Assise. È polemica

MUGNANO – Dopo oltre due ore di sospensione per le proteste degli operai della ditta della raccolta dei rifiuti e dei dipendenti del Metrogoldbar rimasti all’improvviso senza lavoro per la revoca della concessione richiesta e affidata senza i requisiti, si è proceduto ad una frettolosa votazione con la quale il Presidente del Consiglio comunale ha verificato la mancanza del numero legale rinviando la seduta a data da definire.


“Se ci fosse rispetto per la democrazia  e se si fosse tenuto il Consiglio Comunale convocato dal Presidente Mastromo – scrive Mauro Romualdo, Gruppo Misto – questo sarebbe stato il mio intervento”. 

E il consigliere scrive una nota stampa mettendo nero su bianco quello che sarebbe stato il suo intervento di ieri. “Le chiacchiere da bar rimangano fuori dall’Aula Consiliare e si affronti la situazione politica ed amministrativa nella sua realtà – esclama -. Sono uscito da questa maggioranza quando è stata chiara l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi programmatici posti in campagna elettorale e ancora più quando è stata evidente la grave paralisi amministrativa legata alla conflittualità politica e alle ambizioni personalistiche – continua Romualdo -. La paralisi investe tutti i settori.

Non voglio infierire sulle inadempienze e sulle incapacità anche di tipo comunicativo tra gruppi di maggioranza, tra amministrazione o tra maggioranza ed opposizione. Né voglio entrare nella polemica sul funzionamento delle Commissioni consiliari o della giunta e ancora della conferenza dei capigruppo, della presidenza del Consiglio Comunale ma mi interessa denunciare con forza l’assenza di democrazia, confronto e controllo nella gestione della cosa pubblica. Da una parte la burocrazia spesso usata come strumento politico e dall’ altra la sottrazione sistematica di spazi di discussione e condivisione pubblica.Partiti, liste e raggruppamenti civici, gruppi consiliari, movimenti, comitati cittadini inascoltati e resi volutamente inoperanti, già scossi e indeboliti da una crisi nazionale, provinciale e regionale, non riescono più a garantire quella funzione democratica di partecipazione e di controllo”.

Secondo il consigliere Romualdo di fronte a tutto questo emerge con grande preoccupazione e in maniera delineata l’azione temporeggiatrice e ritardataria dell’amministrazione sulle questioni importanti e di interesse collettivo.

“Il dittatore romano Quinto Fabio Massimo – scrive – era detto il temporeggiatore, grazie alla sua politica di attesa, lungimirante da un punto di vista militare, ottenne di comandare indisturbato su Roma con tutta la sua casta. Il suo indugiare e rimandare lo resero fortemente impopolare, fu accusato di codardia e il Senato della Repubblica alla fine non gli confermò i poteri dittatoriali.  Si tratta di un continuo agghiacciante scivolamento verso il nulla – conclude il consigliere – rinnovo l’esigenza non più procrastinabile delle dimissioni di questa amministrazione, dicendomi pronto assieme a tanta parte della minoranza ad interrompere qualsiasi tipo di attività amministrativa se questo non dovesse verificarsi. Lo stato di crisi, attraverso l’azzeramento di tutte le cariche politiche e sindacali, è senza dubbio una sciagura gravissima ma in ogni caso quanto meno può accendere un rinnovato confronto tra le forze politiche attorno al fare, alla giustizia sociale, alla solidarietà, alla condivisione, alla legalità, considerando questi valori irrinunciabili e fondativi dell’ agire politico”.