Precari a casa: perdono il lavoro di una vita. Lettera aperta di una professionista

Precari a casa: perdono il lavoro di una vita. Lettera aperta di una professionista

GIUGLIANO – Gestione commissariale. Arrivano gli sceriffi, arrivano i nostri. Finalmente. E poi si sa, le cose si fanno pian piano, mica è possibile, in pochi giorni liberare la città dal male assoluto, dal mostro.


E allora nessuna meraviglia se la monnezza sta sempre lì, se neri e minacciosi si alzano i fumi dei veleni che bruciano ieri come oggi. Fa niente, il traffico ingolfante la tua vita continua a farlo, ma ci vuole tempo. E questo è ciò che vedo.  

Ma stamattina una novità c’è. Lo dico a te, donna, che stamattina volevi correre all’ufficio sociale per dire che  basta, non ce la fai più che proprio quell’ultimo schiaffo di stanotte è stato l’ultimo, o a te, gentile e umile signore, che hai perso il lavoro a cinquant’anni e, vinte tutte le paure e le vergogne, ti sei vestito per andare sempre lì e dire che sei allo stremo:  il punto ascolto dei servizi al cittadino è chiuso, e non puoi nemmeno parlarne con quelle “gentili dottoresse” per portarti a casa la speranza, che sembra niente, ma è tanto quando non hai più nulla.   

C’erano progetti anche per te,  signora anziana che qualche volta non ricordi chi è quel viso che si, lo sai, lo conosci, ma ora proprio non ti viene. O per te bambino, che non sai stamattina la mamma dove ti lascerà, ogni giorno sempre un posto diverso e sei stanco, si voleva costruire un posto bello e sempre lo stesso. Forse, col tempo. Ma ora quelle che dovevano farlo stanno a casa. Loro hanno perso il lavoro.  Ecco. Gestione commissariale. Primo grande cambiamento. Visibile, palpabile, finalmente.

 

RICEVIAMO&PUBBLICHIAMO