Criminalità e social network: quando la camorra parla su facebook

Criminalità e social network: quando la camorra parla su facebook

Potrà sembrare comico dirlo, ma a volte basta un post di troppo per finire dietro le sbarre. Il recente arresto del superlatitante Michele Di Nardo, tradito dalle frasi della fidanzata su facebook, solleva un tema di stringente attualità come il rapporto fra criminalità organizzata e social. Scordatevi i mafiosi che biascicano minacce sibilline a telefono. Scordatevi pure i pizzini di Bernardo Provenzano, che pure, diciamocelo, come forma di messaggistica criminale hanno fatto scuola. Oggi anche i boss più tradizionalisti non resistono alla tentazione di postare foto o di chattare via facebook.


E così si moltiplicano i casi di fuggitivi che vengono localizzati grazie ai social network. Era già capitato nel 2011 ad un altro big della camorra campana, Salvatore D’Avino, membro del clan dei “Giuliano” del centro storico di Napoli. Il boss fu arrestato a Marbella, in Spagna, dopo che la fidanzata marocchina aveva imprudentemente postato alcune foto mentre si godeva il sole in sua compagnia sulle spiagge incantate della Costa del Sol. Come dire? “Galeotto” fu il social.

Ma facebook ha inguaiato anche il nome di personaggi illustri. Come Fabrizio Miccoli, pescato in alcune foto caricate sul suo profilo in compagnia del mafioso siciliano Giacomo Pampilonia. Uno scivolone che gli costò il linciaggio mediatico e la condanna unanime del mondo del calcio.

Da dove nasce il rapporto mafia e social? Perché gli esponenti della criminalità organizzata battono le dita su tastiere e smartphone con tanta nonchalance? Anzitutto, per il più banale dei motivi: comunicare. Come ha dichiarato Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, i mafiosi usano facebook per mantenere i contatti fra gli affiliati del clan operativi sul territorio e i latitanti residenti fuori al territorio nazionale. La piattaforma social agevola l’anonimato: basta mascherarsi dietro un nome fittizio o un’identità fasulla per comunicare con pochi “amici” della propria schiera più fidata impartendo ordini a distanza.

Infine i social network assolvono anche ad una seconda finalità già soddisfatta da altri media: consolidare il consenso e fare propaganda. Come nel caso di Michele Di Nardo, ad esempio, mostrarsi in foto abbronzato al fianco della propria ragazza, malgrado si sia ricercati dalle forze dell’ordine di mezzo mondo, dimostra fierezza, trasmette sicurezza agli affiliati,  intimorisce le vittime. Altra dimostrazione di potere è farsi ritrarre in macchine lussuose, o fra bottiglie di champagne e belle ragazze. Tantissimi sono i baby-criminali e i giovani camorristi avvezzi a spendere i proventi di scippi e rapine in discoteche e viaggi esotici. Ricchezza e potere, si sa, sono da sempre ottimi alleati del mafia style.