Questione inceneritore, il tempismo perfetto delle istituzioni

Questione inceneritore, il tempismo perfetto delle istituzioni

GIUGLIANO – Sono passati meno di due anni dall’emanazione di quella legge che prevedeva la costruzione dell’inceneritore a Giugliano. Dopo l’esplosione del caso che tenne banco anche in consiglio comunale (con il parere contrario espresso all’unanimità dal civico consesso), la questione era scomparsa dalle pagine dei giornali. Ci eravamo illusi che, senza parlarne, il fantasma fosse stato esorcizzato. Poi ecco che l’Assessore della Regione Giovani Romano ha riportato quel fantasma alla realtà, annunciando l’imminente pubblicazione del bando in un video circolato su facebook.


Non c’è che dire: tempismo perfetto. Come accadeva per i famosi governi balneari, che approvavano le leggi più impopolari aprofittando della spensieratezza vacanziera di cittadini e opposizioni, anche l’Assessore Romano ha ben pensato di lanciare la notizia a ridosso di ferragosto. E in effetti, per quanto puntuale sia scattata la protesta popolare, non si sono registrati disagi, incidenti o manifestazioni turbolente. Sabato scorso, dinnanzi al Comune, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa dovevano tenere a bada meno di un centinaio di manifestanti. Poca roba rispetto a quello che potrebbe accadere in autunno, quando la notizia sarà a quel punto digerita dai media e il bando già assegnato a chissà chi.

Veniamo ai fatti. L’inceneritore, secondo le parole dell’assessore, dovrebbe essere realizzato in zona Ponte Riccio, nella vecchia centrale di turbogas. Un modo per ammortizzare i costi sfruttando una struttura già a disposizione. Ma costi o non costi, ciò che interessa ai giuglianesi è anzitutto la salute. La città vuole rassicurazioni sugli effetti che le emissioni dell’inceneritore avranno sui corpi e i polmoni della gente. Niente bugie a norma di legge. Per questo, intuendo l’antifona, Romano ha promesso negli ultimi giorni il massimo coinvolgimento dei cittadini nelle scelte concernenti la costruzione dell’impianto. Il rischio di una sommossa popolare come quella che anticipò la costruzione dell’inceneritore di Acerra è dietro l’angolo. A preoccupare è il contenuto delle eco-balle stipate a Taverna del Re. Infatti non tutto ciò che è sigillato in quegli enormi sacchi bianchi potrebbe bruciare nei forni. Secondo il parere di alcuni studiosi, sarebbero presenti scarti speciali che andrebbero smaltiti altrove. In più, preoccupa la funzione del termovalorizzatore: accoglierà solo i nostri rifiuti o anche quelli di Napoli?

Mentre scrivo, do per scontato che l’inceneritore si farà. Perché su questo punto dobbiamo metterci l’anima in pace. Passerà del tempo, certo. Anni. Ma si farà. Le compensazioni ambientali di cui parlavano erano un bluff. Come in parte sono un bluff i soldi di una bonifica che bonifica non sarà ma solo una semplice messa in sicurezza. I veleni dell’Area Vasta (che comprende l’ex Resit, per intenderci) avranno effetti incalcolabili sui territori di questa Regione, come il geologo Giovanni Balestri profetizzò con tanto di data nel 2010.

Se non compensazioni ambientali, però, chiedevamo almeno una restayling dell’immagine della Città di Giugliano, un tempo famosa per la Mela Annurca e Giambattista Basile, ed oggi per monnezza e roghi tossici. Che so, un tribunale, il rilancio della fascia costiera, la costruzione di infrastrutture. Ma mentre per il tribunale si sono persi 15 anni senza che sia stata deposta la prima pietra, a quanto pare per l’inceneritore lo Stato sarà solerte e tempestivo come le eco-mafie lo furono nel devastare questo territorio fra la fine degli anni ’80 e gli inizi ’90. Perché – come si dice? – a distruggere un territorio ci vuole poco. A costruire, invece, molto ma molto di più.