Le Iene nella Terra dei Fuochi, il silenzio assordante delle istituzioni

Le Iene nella Terra dei Fuochi, il silenzio assordante delle istituzioni

Siamo tutti reduci dalla visione del servizio de “Le Iene” di ieri sera sulla Terra dei Fuochi. Buona parte di ciò che è stato detto  – come la presenza di cadmio, piombo o arsenico nei prodotti ortofrutticoli coltivati a ridosso delle discariche  – non ci ha scandalizzati. Già sapevamo e già ne abbiamo sperimentato le conseguenze sulla nostra pelle.


Piuttosto, ciò che ci ha indignati è l’atteggiamento dell’autorità costituita. I poliziotti indifferenti rispetto alla segnalazione dei roghi tossici, il silenzio dell’ex Ministro della Salute Balduzzi alle domande della giornalista Nadia Toffa. Elementi sufficienti ad identificare due tipologie di reazioni “istituzionali” di fronte al dramma campano: l’indifferenza e la reticenza.

Nel primo caso, viene ostentato un totale disinteresse verso il problema ambientale della nostra Regione. Disinteresse spesso frutto di ignoranza, che si combina con la sottovaluzione dei rischi e con l’attribuzione delle responsabilità a fattori di tipo sociologico e non ambientale (teoria degli “stili di vita”).

Nel secondo caso, invece, c’è chi sa, per conoscenza diretta o indiretta, del dramma che si vive in queste zone, ma chiude gli occhi e fa finta di non vedere, vuoi perché è stato coinvolto egli stesso nel business dei veleni, vuoi perché è convinto che il problema sia fuori dalla portata dello Stato per costi e dimensioni.

Non dobbiamo meravigliarci in fondo, né sentirci stupidamente complottisti. La storia recente ha già insegnato che in Italia massoneria, pezzi deviati dello Stato e criminalità organizzata possono siglare patti scellerati, più o meno espliciti, per muovere capitali economici e condizionare il futuro democratico del Paese. Basti ricordare la vicenda di Falcone e Borsellino e le stragi di mafia consumate fra anni ’80 e ’90.

Il punto è che, esaurita la rabbia, di fronte a quest’atteggiamento di indifferenza, subentra un sentimento peggiore: la rassegnazione. Chi può aiutarci in un mondo dominato dal malaffare dove i controllori spesso e volentieri fanno il gioco dei controllati? Difficile rispondere. Laddove lo Stato è debole, i cittadini devono agire per conto proprio. E il popolo campano lo sta facendo. Ma comitati e cortei non bastano. La protesta dovrà veicolare le proprie istanze in sedi istituzionali, esprimere rappresentanze, attivare azioni normative, cercare una sintesi politica.

Stiamo parlando di un partito della Terra dei Fuochi? Forse è una provocazione, ma in tanti fra quelli che risiedono nel triangolo della morte sarebbero disposti a farlo pur di salvare se stessi e i propri figli. Resta il rischio che qualcuno cavalchi l’onda mediatica e strumentalizzi il dramma per arraffare voti. Ma è un rischio da sopportare, perché la politica è l’unica strada percorribile per ottenere risposte, leggi speciali e piani di bonifica. Le decisioni vengono prese lì, nei palazzi del potere, nel Parlamento, in consiglio regionale, nei consessi comunali.

L’alternativa a questa strada? Solo la violenza. Gli scontri fra poliziotti e manifestanti alla sede della Regione nei giorni scorsi ne sono un esempio. Ma la violenza non ripoterà in vita i morti di cancro né ci darà i provvedimenti necessari a salvare i nostri cari. Malgrado il silenzio assordante delle istituzioni, dobbiamo continuare a confidare negli strumenti democratici e scendere compatti e uniti nelle piazze della nostra città.