Melito, si stemperano gli animi in maggioranza. Restano alcuni nodi da sciogliere

Melito, si stemperano gli animi in maggioranza. Restano alcuni nodi da sciogliere

MELITO – La quiete (almeno apparentemente), dopo la tempesta, nella maggioranza di centro-sinistra. Dopo le forti tensioni dei giorni scorsi, tra le forze che sostengono il sindaco Carpentieri si segnala un disgelo. Al momento però, azioni concrete non ce ne sono state. Le parti in causa, infatti, sono ancora al lavoro per oliare i meccanismi dell’intesa. 


Nelle scorse ore, i capigruppo dei partiti si sono confrontati con il primo cittadino per studiare una linea univoca che permetta la tranquilla prosecuzione dell’azione di governo. Il prossimo incontro, è previsto, presumibilmente, alla fine di questa settimana. Restano da sciogliere alcuni nodi.

Innanzitutto quella relativa alla giunta tecnica varata da Carpentieri dopo la vittoria elettorale. Il “metodo’’, utilizzato dalla fascia tricolore che decise, lo scorso luglio, di affidarsi a professionisti che non fossero diretta espressione dei partiti, fece storcere il naso a larga parte dei protagonisti politici melitesi. Dopo questa scelta, la distanza con il primo cittadino diventò quasi abissale. Si parlò addirittura di sfiducia.

Soprattutto il Partito Democratico (che vanta 8 consiglieri di maggioranza consiglieri su 15 in assise) ha sempre sostenuto la tesi che alla politica bisogna restituire un ruolo primario e preme quindi per un cambio nell’esecutivo.

Parte delle liste civiche, al contrario, non ritengono, almeno da quanto si apprende ufficiosamente in queste ore, che la questione giunta sia di fondamentale importanza. Ma anche in alcuni dei cosiddetti partiti minori, rimane la convinzione che una sostituzione degli attuali assessori sarebbe opportuna.In ogni caso, al momento, significativi passi verso uno o più avvicendamenti sono ancora lontani dalla propria realizzazione. E poi i rapporti all’interno dello stesso centro-sinistra.

In un  documento, i 4 cartelli civici più l’Udc, chiarirono che la scelta di non presenziare all’ultima assise non fu dettata dalla volontà di richiedere “poltrone’’ ma di invitare al primo partito di maggioranza relativa, il Pd, ad un cambio di atteggiamento, evitando una chiusura “a riccio’’. Addirittura, chiesero le dimissioni del Presidente del Consiglio Pietro D’Angelo.

Il Partito Democratico, di tutto punto, con un documento nel quale si mostrava solidarietà al presidente dell’assise, rispose che senza il contributo fondamentale dei democratici in campagna elettorale, la vittoria sarebbe stata andata al centro-destra. Contestualmente, Agostino Pentoriero, consigliere del Pd e uomo ritenuto vicino al sindaco, invitava, con una nota, alla ripresa del dialogo per affrontare i problemi di cui Melito sembra soffrire da tempo.

A poco più di un mese dalla votazione dell’atto per eccellenza di un Comune, il bilancio di previsione (da votare dopo la concessione di una proroga entro il 30 novembre), ancora ingarbugliata appare, dunque, la vicenda politica melitese.