Mobilitazione Generale a Napoli, tantissimi manifestanti contro il biocidio

Mobilitazione Generale a Napoli, tantissimi manifestanti contro il biocidio

NAPOLI – Provengono dall’intero territorio regionale. Dalla provincia di Napoli, da diverse località della Terra dei Fuochi, da Salerno, dall’Irpinia, da Benevento,


NAPOLI – Provengono dall’intero territorio regionale. Dalla provincia di Napoli, da diverse località della Terra dei Fuochi, da Salerno, dall’Irpinia, da Benevento, ma anche da Taranto dove un gruppo, vivendo il dramma dell’Ilva, ha deciso di dare manforte alla battaglia contro l’avvelenamento delle terre campane.

Interi comitati e semplici cittadini, mamme con figli, giovani studenti, coppie di diverse età, si sono dati appuntamento alle 16 di sabato 26 ottobre in Piazza Dante, per ribadire, ancora una volta «Stop biocidio nella Terra dei Fuochi».
Un corteo, quello organizzato dal responsabile del blog Terra Dei Fuochi.it Angelo Ferrillo (scagliatosi fra le altre cose, come alcuni altri partecipanti contro una parte della stampa a suo dire complice del silenzio che ha accompagnato in questi anni l’inquinamento soprattutto dell’ex Campania Felix), che sfila lungo le strade principali del centro della città.

Non ci sono colori politici, come speravano alla vigilia gli organizzatori. Solo decine di migliaia di cittadini che chiedono che «chi ha avvelenato le terre paghi. Soprattutto per i nostri figli, che meritano un futuro diverso, affrancato dall’inquinamento delle terre provocato da troppe connivenze tra malaffare ed istituzioni. Qui stiamo morendo e continueremo a morire».
Si vedono alcuni parlamentari dei 5 Stelle, Roberto Fico, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, il giuglianese Salvatore Micillo; ma anche Zoro del programma rai3 Gazebo e l’attore Francesco Paolantoni.
Assente invece, tra le polemiche, il parroco di Caivano Don Maurizio Patriciello.

Diversi gli striscioni che si scorgono, tra i quali «stop al biocidio di massa» e «tumori in Campania! Ringraziamo Stato, industrie, camorra. Questa è l’unica Unità Italiana!», ad altri contro il nord, responsabile con le proprie ditte in passato, di sversamenti illeciti di rifiuti nella Regione Campania.
Via Toledo, Piazza Matteotti sede della Questura di Napoli e della Provincia di Napoli, Piazza Municipio, nei pressi di Palazzo San Giacomo, Piazza Trieste e Trento, Piazza del Plebiscito, sono state invase da un moto perpetuo di manifestanti che con veemenza, dettata dalla disperazione e dalla rabbia, hanno gridato slogan come «Assassini in giacca e cravatta».

Rimbalzo di cifre come al solito durante il corteo di sabato: chi parla di 30 mila persone, chi di 50 mila, chi addirittura di 100 mila.
Forse ce n’è qualcuno in meno, ma il numero è comunque sufficiente ad osservare quanto una forte coscienza civile si sta risvegliando. Napoli e la sua provincia, ma la Campania in generale, quando deve, si mobilita.

«Scendete a manifestare, chiudete i negozi e unitevi a noi», scandiscono i manifestanti a chi riprende la folla da un cellulare, affacciato ad un balcone o dall’ingresso dei propri esercizi commerciali ma decide di non aderire al corteo, accompagnato dalla canzone Munnezz dei Marenia.

Arrivati al tramonto in Piazza Plebiscito, riempitasi per metà dai manifestanti, prende la parola, come fatto durante tutto il percorso, Angelo Ferrillo, che passa da un argomento all’altro: la connivenza tra politica e criminalità organizzata che ha provocato il biocidio in atto, il ruolo delle banche, i guadagni delle aziende farmaceutiche. Un intervento prolungato che innervosisce i vari comitati.

Da questo momento, attimi di tensione e polemiche fanno da sfondo ad un pomeriggio assolutamente pacifico privo di scontri e contrapposizioni, nonostante un gruppo di una trentina di Casapound comparsi in Piazza Dante poco prima della marcia, abbia tentato, dice qualcuno, di destabilizzare la manifestazione.

I comitati di Acerra, di Giugliano, di Chiaiano, di Tufino, di Pianura, di Terzigno di Salerno, chiedono insistentemente la parola. Ferrillo si oppone, «non possiamo far parlare tutti», dice. Invoca addirittura l’intervento della Digos. «Fascista» gli rispondono, «questo corteo serve ad unire. Con il tuo modo di fare lo stai dividendo, non vogliamo prime donne, fai parlare i comitati», continuano.

Finalmente, dopo diversi minuti in cui gli animi si surriscaldano, i portavoce dei vari movimenti prendono la parola.
«No ai roghi tossici, si alla bonifica, è una questione nazionale», affermano i membri del comitato No Inceneritore Giugliano.
«La salute non si concerta. Siamo contro ogni forma di potere. Chiediamo un piano alternativo dei rifiuti. Dobbiamo cambiare la politica dal di dentro».