Numeri da corteo, se anche la matematica diventa un’opinione

Numeri da corteo, se anche la matematica diventa un’opinione

Mille. Diecimila. Ottomila. Cinquemila. Quanti saranno all’ultimo corteo? A Giugliano, da quando è partita la stagione delle proteste contro l’inceneritore, si è scatenata la guerra delle cifre. Cabalisti, informatori segreti della Questura, numerologi ed enigmisti si mobilitano ogni giorno per capire quante teste affolleranno la prossima manifestazione contro l’impianto di incenerimento. Tanto che le ragioni stesse di chi scende in piazza passano in secondo piano e tutto diventa una sfida a chi attrae più soldatini.


L’ultima polemica è di ieri. Su facebook e sui social network l’opinione pubblica si divide su quanti fossero al corteo regionale partito da Aversa e approdato a Piazza Annunziata. Su alcuni siti di informazione si parla genericamente di migliaia di persone che hanno invaso la Via Appia. Altri dicono poco meno di un migliaio. A Ballarò una ragazza dall’acconciatura malandrina snocciolava cifre da capogiro: diecimila persone. In questa danza perpetua di numeri che farebbe storcere il naso pure al povero Pitagora ciò che è negata è solo la verità. Sembra che rilanciare cifre troppo basse scateni reazioni negazioniste da parte di chi difende il corteo. Sposando la causa contro l’inceneritore, aderisci ad una sorta di religione. Chi contesta i numeri certificati dal Sinedrio si schiera contro la comunità dei fedeli.

Ironie a parte, le ragioni per cui tante persone si impegnano con ostinazione in questa guerra di addizioni e sottrazioni sono riconducibili a due orientamenti. C’è chi pensa che gonfiare i numeri possa aiutare a rilanciare mediaticamente il problema. Come a dire: più ne siamo, più occupiamo le prime pagine dei giornali. Le intenzioni sono nobili, ma capirete che per un giornalista sacrificare la verità è un vero e proprio crimine. Tanto dire che ad Aversa erano meno di un migliaio di manifestanti non toglie dignità alla battaglia che questa terra sta conducendo, né rende i nostri morti di cancro meno morti.

Ciò che invece indigna è la seconda categoria di persone. Cioè quella di chi spiattella i numeri per vanità, cedendo a manie da competizione e toni trionfalistici. Per loro vince chi raduna più gente all’evento dell’anno. Peccato che la vittoria non comporti l’assegnazione di un premio. E soprattutto non ci permetta di resuscitare i defunti, né di ripulire le nostre campagne dai fusti tossici. Chi si presta a questo gioco di cifre pazze offende la dignità della nostra battaglia molto più di chi si sforza di raccontare la verità. Anteporre il proprio ego agli interessi comuni è quanto di più immorale si possa fare in questa fase della nostra storia.