Rifiuti tossici al Sud per salvare il Nord. Anche l’Independent lo confermò

Rifiuti tossici al Sud per salvare il Nord. Anche l’Independent lo confermò

Ciò che piccoli giornali o portali di provincia come Il Meridiano News sostengono già da anni – e che invece le grandi testate si guardano bene dal dire – trova conferma in un articolo dell’anno scorso apparso sull’Independent che centinaia di utenti hanno ripescato in questi giorni. Il noto tabloid britannico, uno dei pochi che ha denunciato il dramma della Terra dei Fuochi oltre i confini nazionali, scrisse:


“il problema dei rifiuti tossici non è avvenuto per caso. E’ il risultato di un patto fra la criminalità organizzata, i poteri forti dello Stato, i servizi segreti e, forse, la massoneria, un patto per salvare l’industria della nazione. La distruzione dell’ambiente in questa regione, in base a questa teoria, è considerato un prezzo accettabile da pagare”  (fonte: http://www.independent.co.uk/news/world/europe/triangle-of-death-surge-in-cancer-cases-in-italy-linked-to-illegal-dumping-of-toxic-waste-6291302.html ).

Non amiamo abbracciare teorie complottiste. Patti fra criminalità organizzata e pezzi deviati delle istituzioni già abbondano nei fascicoli di indagine sulle morti di Falcone e Borsellino. Però possiamo senz’altro affermare che se tante aziende del Nord fra gli anni ’80 e ’90 hanno potuto vantare bilanci in attivo, non lo devono solo alle proverbiali capacità di imprenditori meneghini in giacca e cravatta, o al tasso di evasione fiscale che da sempre contraddistingue il settore privato italiano, ma anche all’abbattimento di costi fissi come lo smaltimento dei rifiuti che possono gravare sui bilanci di un’azienda fino a mangiarsi buona parte del profitto.

Proviamo a snocciolare qualche dato. Se i costi di smaltimento dei rifiuti tossici oscillano fra i 21 e i 60 centesimi al chilo, la camorra offriva in quegli anni il medesimo servizio a 9 o 10 centesimi. Risultato? Un risparmio dell’80%. Un business che, moltiplicato negli anni, ha permesso ad imprese di Brescia, Torino o Milano di non fallire, a dipendenti e operai bergamaschi di non finire in cassa integrazione, a famiglie di Cengio di sostenere lo stesso standard di vita, a mezza industria italiana di competere con altre aziende europee e asiatiche che producevano i medesimi prodotti a costi inferiori. Un circolo vizioso che è costato al Sud non solo lo sversamento di veleni come cadmio, zinco,  piombo, asernico nelle proprie terre, ma la salute delle sue future generazioni. Salvare una famiglia del Nord al prezzo della morte di centinaia di bimbi del Mezzogiorno. Una carneficina silenziosa che si è consumata con la connivenza di politici corrotti, colletti bianchi, chimici e proprietari di cave e siti di sversamento.

Ma quanto poteva durare questo gioco al massacro? Poco. Troppo poco. Prima o poi la terra avrebbe risputato i suoi veleni e i crimini perpetrati ai danni di un popolo sarebbero venuti a galla. Quel meccanismo perverso che ha permesso al Pil italiano di lievitare fino a dieci anni fa si è trasformato in una tragedia umanitaria di proporzioni immani. I  costi per i malati di cancro e per la bonifica del territorio campano sono incalcolabili. Le ripercussioni sulle vite e sulla stessa economia maggiori dei benefici apportati negli anni passati. Dal paradiso all’inferno, è il caso di dire, il passo non è mai stato così breve.