Terra dei Fuochi, è colpa dell’uomo e non di Dio. Ora è tempo di agire

Terra dei Fuochi, è colpa dell’uomo e non di Dio. Ora è tempo di agire

Ieri Don Maurizio Patriciello ai Fratelli Maristi di Giugliano, durante il convegno organizzato dalla Diocesi di Aversa sul tema delle bonifiche, ha fatto una dichiarazione importante: nella Terra dei Fuochi, se si muore tanto, non si muore per volontà di Dio, ma dell’uomo. Senza scivolare in considerazioni di carattere teologico, è una frase che ci responsabilizza. Il classico atteggiamento meridionale di rassegnazione di fronte all’ineluttabilità degli eventi viene messo da parte. Ora è tempo di agire.


Dunque anche per un uomo di straordinaria fede che interpreta il corso degli eventi come il risultato della volontà di un Dio superiore, attribuisce al libero arbitrio di politici, imprenditori e camorristi la responsabilità del disastro ambientale delle nostre terre. Quello stesso libero arbitrio che adesso spinge le coscienze a risvegliarsi dal torpore ventennale in cui sono rimaste prigioniere. Il dottor Marfella ieri l’ha detto: “Ora siamo svegli”. La fase di “presa di coscienza” che anche la Chiesa sta conducendo attraverso una serie di convegni e manifestazioni è fondamentale. Il clero locale deve farsi carico di guidare questa lotta laddove le istituzioni e la politica hanno fallito. Deve assolvere al ruolo di intermediario con i palazzi del potere e di parafulmine delle tensioni e dei malumori della piazza.

Perché, come ha gridato Patriciello nelle volte dell’auditorium strapieno dei Fratelli Maristi, “questo treno passa ora e poi non passa più”. Non bisogna abbassare la soglia dell’attenzione mediatica. Il rischio è l’oblio e il perpetuarsi di una strage silenziosa in una terra troppo lontana dai riflettori della politica romana, impegnata a non sfilacciarsi sotto la spinta disgregatrice dei partiti delle larghe intese.

Ma all’attenzione mediatica di tv e giornali e social, devono seguire i fatti. Dichiarare lo stato di disastro ambientale e introdurre leggi speciali, suggerisce il magistrato Raffaele Cantone. A cui, nell’immediato, Raffaele del Giudice aggiunge il presidio del territorio nelle mani dell’esercito e l’istituzione di un registro regionale dei tumori che monitori lo stato di salute dei campani anno dopo anno. Ebbene, cosa stiamo aspettando?