Terra dei fuochi, la regione stuprata. Quando la rivolta diventa delle donne

Terra dei fuochi, la regione stuprata. Quando la rivolta diventa delle donne

C’è un aspetto della protesta della Terra dei Fuochi che non può essere trascurato: la presenza massiccia di donne nei cortei, nelle manifestazioni di piazza, nelle fiaccolate che sfilano da Caivano a Giugliano. Erano donne quelle che reggevano le gigantografie di bimbi morti di cancro nel corteo del 27 settembre. Sono donne le mamme “coraggio” delle scuole di Varcaturo, scese in strada per difendere la salute dei propri figli contro l’inerzia di Stato.


Non sono donnone da tv, come le ha descritte Velardi in una delle tante battute poco felici che stanno accompagnando questa protesta. Baste guardarle in faccia. Tutto hanno in mente fuorché andare in cerca di visibilità, o strappare applausi nei salotti di Bruno Vespa. Le vedi con i visi contratti per la rabbia, gli occhi disperati che incrociano l’obiettivo delle telecamere per invocare l’aiuto di chiunque sia in ascolto.

Forse non è un caso che siano proprio loro a schierarsi in prima linea nella lotta al silenzio di Stato. Ciò che è stata violata, in fondo, è la maternità di questa terra, stuprata dall’economia del Nord, violentata dalla criminalità organizzata, picchiata a sangue dalla smania del profitto. L’immagine della Terra dei Fuochi diventa così quella di una mamma incinta di un figlio bellissimo, ma che ha abortito rilasciando un feto morto che nessuno vuole raccogliere.

La Campania come il più grande aborto della storia d’Italia? Mentre si passa in auto sull’asse mediano, fra i paesi dell’agro aversano e le campagne giuglianesi, arrivando fin giù, sulla fascia costiera di Licola e Varcaturo, ti viene da rispondere di sì. Come se stessi attraversando un immenso rimpianto. Campi di frutta, baraccopoli, pini marini, masserie abbandonate. Chi altri ora, se non le mamme, possono lottare per riconquistare il futuro negato a questa terra, diventando il simbolo di una comunità che vuole crescere in simbiosi con la natura?

Il desiderio istintivo di ogni donna è di veder crescere i propri bambini, perpetuare il nucleo familiare difendendolo dalla morte e delle malattie. Ma il sentimento dominante di chi veglia il proprio figlio su un letto d’ospedale è l’impotenza. Siamo costretti a subire un destino imposto, di cui non abbiamo scelto né l’inizio né la fine. Esattamente come il destino di questa terra, deciso da una classe dirigente scellerata e da una criminalità a cui non abbiamo ancora chiesto il conto da pagare.