Attacco al Sud, “Solo da qui, solo Pomì”. Lo slogan choc dei pomodori settentrionali

Attacco al Sud, “Solo da qui, solo Pomì”. Lo slogan choc dei pomodori settentrionali

“Solo da qui, solo Pomì”. Lo slogan pubblicitario che ha scatenato un’ondata di indignazione sui social network in questa domenica di inizio novembre non lascia adito a dubbi. Se compri Pomì stai certo che i barattoli di pomodori provengono dal Nord, dal quartetto Piemonte-Lombardia-Veneto-Emilia, terra vergine e immacolata, d’acque purissime e campi incontaminati. L’Eden dell’agricoltura. Lontanissima – of course –  da quell’inferno di rifiuti e camorra che è Terronia. 


Il mito della Padania si arricchisce così di un nuovo capitolo: al Nord ogni aspetto della vita è migliore. Gli uomini, la cultura, l costumi. Figurarsi i prodotti. L’antimeridionalismo del resto è una pratica trasversale, che si esercita con ogni mezzo e non solo attraverso la propaganda politica. Ma cerchiamo per una volta di non essere prevenuti. Leggiamo per bene la didascalia che accompagna la pubblicità.

I recenti scandali di carattere etico/ambientale – si legge sotto l’immagine condivisa sulla pagina fan della ditta – […] stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica. Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore […]”. 

Chiarissimo, no? Consorzio e brand sono “estranei a pratiche simili”. Bisogna essere chiari con i consumatori: ciò che proviene da lì non ha niente a che vedere con il Sud (vale a dire rifiuti, camorra, tumori, Schiavone, Gomorra e tutto ciò che compone quell’immenso universo sub-urbano al di là del Rubicone). A parte la strizzata d’occhio alla presunta superiorità nordica, il punto è che una pubblicità del genere trasmette il messaggio contrario a quello che vorrebbe comunicare: non tutela i consumatori, né li rassicura, ma ingenera dubbi, alimenta polemiche e cavalca la paura diffusa dai media sulla qualità dei prodotti agricoli meridionali.

Risultato? Ulteriore picconata all’immagine del Sud, alle sue aziende oneste (la stragrande maggioranza) e a ciò che di genuino produce e distribuisce in mezzo mondo. L’Antitrust (l’Autorità garante della concorrenza e del mercato) dovrebbe intervenire tempestivamente per bacchettare la Pomì e sanzionarla a dovere per pubblicità ingannevole. Al contempo, Il Ministero dell’Agricoltura dovrebbe intraprendere una campagna informativa che sgombri il campo da ogni possibile dubbio sulla salubrità dei prodotti campani e che sottolinei l’assenza di una linea di confine oltre la quale sia in pericolo la salute dei consumatori/cittadini. Del resto, siamo così sicuri che i pomodori provenienti da una zona geografica ad alta densità industriale, e con i tassi di inquinamento atmosferico fra i più alti d’Europa, siano più sani di quelli prodotti nelle regioni del Mezzogiorno? 

Concludiamo ribadendo che oltre al danno c’è la beffa: prima siamo stati usati come lo sversatoio delle aziende del Nord, tappa d’arrivo di ogni genere di rifiuto industriale proveniente dalle regioni settentrionali. Poi siamo stati abbandonati dallo Stato, messi all’oscuro di ciò che stava accadendo sotto le nostre campagne e nei corpi dei nostri figli (caso Schiavone docet). Ora subiamo forme subdole di boicottaggio industriale da parte di certe aziende che mistificano la realtà e speculano sulla disinformazione. Pomì? Peggio di così…