Mafia, droga da Giugliano e Marano. Scoperta choc della Procura di Palermo

Mafia, droga da Giugliano e Marano. Scoperta choc della Procura di Palermo

Un canale attivissimo fra l’area a nord di Napoli e la Sicilia. Lo svelano le intercettazioni in possesso della Procura palermitana. Si


Un canale attivissimo fra l’area a nord di Napoli e la Sicilia. Lo svelano le intercettazioni in possesso della Procura palermitana. Si spiegherebbe così l’arresto di Gennaro Pollastro sorpreso il 4 settembre con un carico di 100 chili di hashish sull’autostrada Messina-Palermo

 

PALERMO – E’ inquietante il quadro emerso dalle indagini della Procura di Palermo che hanno condotto lo scorso 08 novembre all’arresto di quattro affiliati del clan D’Ambrogio. Un canale di droga attivo fra la provincia a nord di Napoli e la Sicilia. Hashish e cocaina che scorrevano a fiumi da Giugliano e Marano fino alla città di Palermo.

A svelarlo le intercettazioni telefoniche compiute dagli inquirenti siciliani. Dei quattro arrestati dell’ 8 novembre, fra cui Antonio Ciresi, anziano mafioso di Monreale, il marsalese Gaspare Dardo e il napoletano Ciro Napolitano, era  il quarto della banda, Vincenzo Ferro, la testa di ponte fra la provincia di Napoli e la Sicilia.

Ferro, affiliato al mandamento dei Brancaccio, avrebbe ricevuto l’incarico di rifornire Cosa Nostra di droga a Giugliano e Marano, per poi smerciarla in tutto il mercato cittadino. Spettava a lui, infatti, raccogliere i soldi dei vari mandamenti che partecipavano al sodalizio criminale e fare rifornimento nell’area nord di Napoli.

Questo spiegherebbe anche l’arresto di Gennaro Pollastro, autotrasportatore giuglianese che il 4 settembre fu bloccato dalle forze dell’ordine sull’autostrada Messina-Palermo con un carico di 100 chili di droga nascosti fra tronchi di legno. Probabilmente Pollastro era uno dei tanti corrieri della droga che riforniva il mercato palermitano.

Dalle intercettazioni compiute dagli inquirenti siciliani, però, emergerebbe la volontà del Clan D’Ambrogio di affrancarsi dai rifornitori giuglianesi e maranesi creando un canale diretto di approvvigionamento in Sud America. La mossa commerciale avrebbe permesso ai mandamenti di Cosa Nostra di abbattere i costi e aumentare i profitti. Ma l’iniziativa, per il momento, è stata stroncata grazie all’intervento della Procura di Palermo.