Rifiuti tossici nella Resit, Bidognetti condannato a vent’anni di carcere

Rifiuti tossici nella Resit, Bidognetti condannato a vent’anni di carcere

NAPOLI – Condannato a vent’anni di reclusione il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti per i reati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale


NAPOLI – Condannato a vent’anni di reclusione il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti per i reati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale aggravato. La sentenza è stata emessa dopo il processo con rito abbreviato per la gestione ultratrentennale della discarica Resit di Giugliano. 

Gli sversamenti di rifiuti tossici nella discarica giuglianese sarebbero partiti dagli anni ’70. Secondo la ricostruzione dell’accusa, i continui depositi di materiale illegale organizzati dal clan dei Casalesi con la complicità dell’avvocato Cipriano Chianese, titolare dell’invaso, hanno determinato l’avvelenamento della falda acquifera.

La situazione non sarebbe mutata neanche con l’avvio del commissariamento per l’emergenza rifiuti, quando la discarica fu affidata, nel corso del 2003, alla gestione del Consorzio Napoli 3 presieduto da Mimmo Pinto. Secondo l’accusa, Mimmo Pinto sarebbe stato nominato per consentire la prosecuzione della gestione criminale dell’invaso. La sua designazione sarebbe avvenuta a seguito delle pressioni sul Consorzio dei Comuni da parte dell’ex coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Ma Pinto è stato assolto dall’accusa di aver contribuito all’avvelenamento della falda e condannato a sei anni solo per i reati di disastro ambientale e falso.

Il provvedimento di condanna nei confronti di Bidognetti e Pinto è stato pronunciato dal GUP Claudia Picciotti dopo un processo durato oltre 4 anni. La sentenza aggiunge un altro tassello al quadro criminale che si nascondeva dietro la gestione della Resit e dietro l’affidamento commissariale che ne seguì.