La provocazione corre in rete, nascono i prodotti a marchio “dellacamorra”

La provocazione corre in rete, nascono i prodotti a marchio “dellacamorra”

L’iniziativa del pubblicitario Gianluca Riccio per denunciare la morsa della malavita sulle eccellenze del territorio campano Le pagine di cronaca, da anni,


L’iniziativa del pubblicitario Gianluca Riccio per denunciare la morsa della malavita sulle eccellenze del territorio campano

Le pagine di cronaca, da anni, raccontano di quanto la criminalità organizzata abbia steso la sua lunga mano su tanti settori della produzione alimentare, trasformando la propria immagine da quella del sanguinario ‘guappo’ a quella di un sempre più insospettabile colletto bianco.

In questi giorni, sui social network, circola una strana, provocatoria e quanto mai curiosa campagna pubblicitaria, nata dal genio di Gianluca Riccio, che della pubblicità ne ha fatto il proprio lavoro. Pane, zucchero, mozzarella, carne, caffè. E magari tanto altro ancora. Prodotti una volta eccellenza del territorio campano, ed oggi finiti nella stretta morsa celata dal fittizio marchio “dellacamorra”. Abbiamo intervistato per voi l’autore dell’iniziativa.

Gianluca, la tua è una campagna provocatoria ma basata su dati reali, quanti prodotti “buoni da morire” finiscono – spesso inconsapevolmente – per essere consumati da noi?

Il marchio che ho creato è un fratello ‘minore’ di quello reale, ben più articolato: i prodotti “dellacamorra” fanno parte di quasi tutte le categorie merceologiche. Dal pomodoro allo zucchero, dalla mozzarella alla carne passando per il caffè, e questo senza contare frutta e ortaggi, vittime ‘indirette’ dell’inquinamento provocato dagli sversamenti abusivi.

Qual è l’obiettivo della tua iniziativa?

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Gianluca Riccio

L’idea di provocare con un marchio esplicito è utile a rendere immediato e oggettivo un concetto importante: la filiera alimentare campana e non solo è minacciata dalla criminalità organizzata. Attraverso l’attività di accorpamento delle aziende o di produzione ‘imposta’ agli esercenti (il motivo è sempre lo stesso, quello del riciclaggio di denaro) la camorra controlla molto di ciò che mangiamo. Introdurre una comunicazione che renda immediato il concetto fa capire quanto queste attività ci interessino da vicino, anche quando non ce ne rendiamo conto.

A proposito di prodotti alimentari, hai una ricetta da proporre per contrastare il marchio “dellacamorra”?

Mi occupo solo di comunicazione e se avessi la ricetta per debellare la disonestà umana davvero proverei a diffonderla ai quattro venti: sconfiggere la criminalità organizzata è sconfiggere un cancro, un male che si trova principalmente dentro di noi, che si confonde con noi e si alimenta con la nostra stessa vita. Forse è inestirpabile ma può essere messo in condizione di non nuocere proprio con la prevenzione, come per le malattie gravi: difendere la filiera alimentare, il territorio da sversamenti e abusi edilizi, le persone oneste dalla solitudine sono priorità che possono salvarci la vita e far fallire tutti i prodotti “dellacamorra”.

 

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