Villaricca, chiude con la strage di Piazza Fontana la rassegna cinematografica dell’Ali

Villaricca, chiude con la strage di Piazza Fontana la rassegna cinematografica dell’Ali

Il 12 dicembre sarà proiettato il film “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana. VILLARICCA – L’Associazione Libera Italiana (A.L.I.) fondata


Il 12 dicembre sarà proiettato il film “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana.

VILLARICCA – L’Associazione Libera Italiana (A.L.I.) fondata dal dottore Pietro Valente, ha organizzato una rassegna cinematografica, un piccolo progetto pilota che vuole raccontare frammenti di vita vissuta, di uno spaccato e ritratto della nostra società. Si tratta di tre film, il primo è stato proiettato giovedì 14 novembre, di Carlo Mazzacurati, dal titolo “La giusta distanza”, un viaggio ed un ritratto della provincia italiana contemporanea, ambientato nel Polesine, terra natale del regista. In seguito il film capolavoro del regista francese Luc Besson, The Lady, che racconta la storia della vita vera di Aung San Suukyi, premio Nobel per la pace nel 1991 e leader del movimento per la democrazia in Birmania e la sua lotta per affermare i diritti civili e la libertà del suo paese ancora oggi, in un difficile processo di democratizzazione.

Giovedì 12 dicembre si concluderà, nella sede dell’Associazione in via Genovesi alle 20 a Villaricca, la mini rassegna con il “Romanzo di una strage” del regista italiano Marco Tullio Giordana, in cui emerge uno degli attentati più crudi che ha macchiato la storia del nostro paese. Quando il 12 Dicembre 1969, ore 16.37, scoppia un ordigno di grosse dimensioni nella sede centrale della banca dell’agricoltura a Milano, nella centralissima piazza Fontana, a due passi da quella dell’arcivescovato.

«Soprattutto per quest’ultimo – aggiunge Tommaso Ciccarelli, organizzatore della rassegna – non è un caso la scelta: due sono i motivi, il 12 dicembre, quando sarà proiettato è l’anniversario della strage di piazza Fontana, e inoltre per questa strage e per i tanti morti, a 44 anni di distanza, non esiste ancora un colpevole che sia stato assicurato alla giustizia, 4 processi assolti. Un film che rappresenta una sorta di dovere morale e civile oltre che l’onere della memoria». Come nasce in lei la passione per il cinema? «Sono vent’anni che coltivo questa passione, io ritengo che l’arte cinematografica oggi rappresenti non solo un potente strumento per dare libero sfogo alla creatività essendo una delle principali arti espressive del nostro tempo, ma anche e soprattutto un mezzo per analizzare la società che racconti evoluzioni e mutamenti sociali, dinamiche relazionali fra uomini e donne del nostro tempo e del nostro mondo».