1787, quando Napoli riciclava i suoi rifiuti. Parola di Goethe

1787, quando Napoli riciclava i suoi rifiuti. Parola di Goethe

Lo scrittore tedesco racconta di come l’immondizia venisse usata nelle campagne per rilanciare il ciclo produttivo. Dovremmo prendere esempio dal passato?  


Lo scrittore tedesco racconta di come l’immondizia venisse usata nelle campagne per rilanciare il ciclo produttivo. Dovremmo prendere esempio dal passato?

 

Certo, le cose a fine ‘700 erano assai diverse. Non c’erano la plastica, i rifiuti ingombranti e gli scarti industriali. E di certo non c’era neanche un Nord che sversava i suoi veleni al Sud usando la leva della criminalità organizzata. Però possiamo dire che c’è stato un tempo in cui Napoli veniva presa a modello dai tedeschi. Già, gli stessi tedeschi che ora paghiamo profumatamente perché smaltiscano le nostre ecoballe. Il racconto di Goethe sbugiarda i miti negativi che circondano il nostro popolo. Per fortuna, su di noi non grava nessuna tara antropologica, né tantomeno una devianza lombrosiana che ci condannerebbe alla barbarie e all’inciviltà. Goethe, in Viaggio in Italia, ci fornisce al contrario un ritratto utile per capire come Napoli e la provincia risultassero all’avanguardia nel  riciclo dei rifiuti. Gli scarti alimentari, per lo più verdure, venivano impiegati per riattivare il ciclo di produzione agricola e trarne profitto. Una sorta di compostaggio ante litteram, insomma. Alla faccia di tutti i pregiudizi sul popolo campano:

Moltissimi sono coloro – parte di mezza età, parte ancora ragazzi e per lo più vestiti poveramente – che trovano lavoro trasportando le immondizie fuori città a dorso d’animo. Tutta la campagna che circonda Napoli è un solo giardino d’ortaggi, ed è un godimento vedere le quantità incredibili di legumi che affluiscono nei giorni di mercato, e come gli uomini si dian da fare a riportare subito nei campi l’eccedenza respinta dai cuochi, accelerando in tal modo il circolo produttivo.

Lo spettacoloso consumo di verdura fa si che gran parte dei rifiuti cittadini consista di torsoli e foglie di cavolfiori, broccoli, carciofi, verze, insalate e aglio, e sono rifiuti straordinariamente ricercati. I due grossi canestri flessibili che gli asini portano appesi al dorso vengono non solo inzeppati fino all’orlo, ma su ciascuno d’essi viene eretto con perizia un cumulo imponente. Nessun orto può fare a meno dell’asino. Per tutto il giorno un servo, un garzone, a volte il padrone stesso vanno e vengono senza tregua dalla città, che ad ogni ora costituisce una miniera preziosa. E con quanta cura raccattano lo sterco di cavalli e di muli! A malincuore abbandonano le strade quando si fa buio, e i ricchi che a mezzanotte escono dall’Opera certo non pensano che già prima dello spuntar dell’alba qualcuno si metterà a inseguire diligentemente le tracce dei loro cavalli.

A quanto m’hanno assicurato, se due o tre di questi uomini, di comune accordo, comprano un asino e affittano da un medio possidente un palmo di terra in cui piantar cavoli, in breve tempo, lavorando sodo in questo clima propizio dove la vegetazione cresce inarrestabile, riescono a sviluppare considerevolmente la loro attività.

(Viaggio In Italia – Johann Wolfgang von Goethe)