Assedio al Comune, la rivolta dei cittadini contro lo Stato. Il racconto dall’interno

Assedio al Comune, la rivolta dei cittadini contro lo Stato. Il racconto dall’interno

Il primo tavolo di trattative. Poi lo scoppio della protesta e la carica delle forze dell’ordine. Infine il colloquio con i commissari


Il primo tavolo di trattative. Poi lo scoppio della protesta e la carica delle forze dell’ordine. Infine il colloquio con i commissari e la vittoria dei cittadini

 

GIUGLIANO – Alla fine la rabbia è esplosa. Come un fiume traboccato dagli argini. La Giugliano della crisi, dei rifiuti tossici, dello Stato gabelliere si è svegliata stamattina prendendo d’assalto il Palazzo d’Inverno. Decine di cittadini lanciati contro i poliziotti in tenuta antisommossa per abbattere un potere che non li rappresenta più.

14Dentro il Palazzo c’erano loro: i commissari. Mentre fuori volano le manganellate, la triade è barricata nella stanza dei bottoni per studiare una strategia. Facce tese, viavai di funzionari e poliziotti che si aggirano per i corridoi del Municipio. Dal primo tavolo delle trattative con i delegati dei comitati, poco dopo le 10, salta fuori una proposta concreta: meno 11/12% sull’importo totale della Tares, la tassa della discordia. Troppo poco, “una presa in giro”. Tanto quanto basta per accendere la miccia della rivolta.

Uno dei membri della delegazione lascia la stanza dei commissari al secondo piano urlando, raggiunge l’uscita e aizza la folla con il megafono. “Ma cosa vuol dire 10%? Hanno messo i saldi? Non ci sta bene e continueremo a protestare”, grida Antonio, 30 anni, commerciante. “I commissionari hanno le loro colpe, questo è certo. Ma la colpa è anche della politica che ci ha amministrato per 30 anni. Dall’apertura delle discariche alla probabile costruzione dell’inceneritore”, evidenzia invece Michele, impiegato, 50 anni. Giovanna, casalinga, preferisce non fare sconti a nessuno: “Pensavamo che non si potesse fare peggio della politica e invece i commissari che rappresentano lo Stato hanno aumentato la tariffa della Tares di quasi il 50% senza riduzioni per nessuno. Non era meglio la politica?”.

La situazione si infiamma. Al coro di fischi segue l’assedio. La folla si compatta e prova a sfondare il cordone della polizia. A quel punto i Carabinieri ricevono l’ordine: si infilano i caschi e respingono l’ondata dei manifestanti con i manganelli. Prima carica. Poi una seconda. La folla inferocita risponde lanciando sassi. Scoppia un petardo. Un ragazzo ferito si sdraia sul cofano di un’automobile toccandosi il costato. La situazione sembra precipitare, al punto che il vice-questore aggiunto prende il telefono e chiede i rinforzi.

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Il commissario Colucci esce dalla stanza e imbocca le scale scortato da un codazzo di giornalisti. Si affaccia all’ingresso titubante, vorrebbe parlare con la folla, riportare l’ordine nel caos. Ma il vice-questore lo avverte: meglio non esporsi. Così i commissari risalgono sopra, chiamano di nuovo in udienza la delegazione dei manifestanti.

Il secondo tavolo di trattative si consuma in un Municipio stranamente deserto come un fortino in fase di smobilitazione. Gli unici presenti sono i giornalisti armati di Ipad e telecamere seduti sulle scalinate. Mentre i numeri dell’orologio elettronico affisso all’esterno del Municipio scorrono velocemente, la folla continua a rumoreggiare inveendo contro commissari e forze dell’ordine. Arrivano i rinforzi: una camionetta della Polizia parcheggia lungo Corso Campano accolta da un’ondata di buu.

Dopo circa un’ora, dalla stanza cominciano a trapelare le prime indiscrezioni. La triade decide di rompere il silenzio con una promessa: la sospensione della prima rata della Tares. Ma i delegati non si accontentano. Vogliono certificare la capitolazione del nemico con un documento di resa. Il triumvirato stila un atto con cui si impegna a istituire un tavolo permanente, composto da loro e da 5 cittadini. Lo scopo? Ridiscutere i termini di pagamento dell’imposta e valutare l’introduzione di eventuali agevolazioni per le categorie disagiate.

È fatta: la delegazione scende giù quando ormai sono le due, vengono distribuite le fotocopie del documento e con un megafono viene comunicato l’esito dell’incontro. “Finalmente abbiamo ottenuto qualcosa”, commenta Angelo, cameriere, 23 anni. “Questo è solo l’inizio. Vogliamo una tassa giusta. Io sono una disoccupata con due figli a carico, come farò a pagare?”, si sfoga invece Teresa, ex commessa. La battaglia sembra vinta. La folla si dirada, Corso Campano viene riconsegnata alle automobili e allo smog. Così come il Comune, almeno per oggi, ai cittadini di Giugliano.

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