I dipendenti del Comune: “Condividiamo la protesta per la Tares ma non accettiamo il sequestro di persona”

I dipendenti del Comune: “Condividiamo la protesta per la Tares ma non accettiamo il sequestro di persona”

Il comunicato dei dipendenti del Municipio alla cittadinanza giuglianese, a seguito degli episodi avvenuti lo scorso venerdì 3 gennaio   GIUGLIANO – La


Il comunicato dei dipendenti del Municipio alla cittadinanza giuglianese, a seguito degli episodi avvenuti lo scorso venerdì 3 gennaio

 

GIUGLIANO – La quasi totalità dei dipendenti dell’amministrazione del comune di Giugliano in Campania, guarda con favore e condivide in pieno le varie iniziative che i cittadini hanno messo in piedi e organizzato in questi giorni, contro la devastazione di un territorio da anni nelle mani della malavita organizzata, contro una crisi economica che attanaglia le famiglie, con conseguenze devastanti sull’ occupazione, sulle attività commerciali costrette spesso alla cessazione, sugli stipendi completamente bloccati da anni; e contro la “ciliegina sulla torta” della TARES che ha raggiunto cifre spaventosamente insostenibili per la stragrande maggioranza dei cittadini.

I dipendenti dell’amministrazione di Giugliano condividono tutto ciò, non per mera solidarietà nei confronti della popolazione, ma semplicemente perché ancor prima di essere dipendenti, sono anch’ essi cittadini, sono parte integrante della popolazione stessa, respirano la stessa aria, bevono la stessa acqua, mangiano la stessa frutta e la stessa verdura, si ammalano delle stesse patologie e hanno i medesimi problemi economici.

Quello che però, non è condivisibile e che i dipendenti del comune condannano fermamente, è l’episodio che si è verificato alle 14.00 del 3 Gennaio scorso, il fatto cioè di averli costretti a restare all’interno dell’immobile comunale, contro la propria volontà. Ogni singola persona ha delle specifiche problematiche, una famiglia, una casa e ha degli impegni improrogabili che nessuno si può arrogare il diritto di sconvolgere e/o di mettere a repentaglio.

Limitare la libertà personale altrui, è un’azione umiliante e frustrante per chi la subisce, e costituisce reato di “sequestro di persona” per chi la mette in atto, punibile con la reclusione da sei mesi a otto anni. L’auspicio è quindi che avvenimenti del genere non abbiano più a verificarsi, nell’interesse generale e anche in virtù dello spirito che tendenzialmente spinge i dipendenti della pubblica amministrazione ad essere al fianco dei cittadini e non già contro di loro