La storia di Marco, ballerino di danza classica. Da Giugliano al Balletto Teatro di Torino

La storia di Marco, ballerino di danza classica. Da Giugliano al Balletto Teatro di Torino

Un’adolescenza passata a lottare contro i pregiudizi. Poi la scoperta del suo talento e il primo contratto a Montecarlo. Domani lo spettacolo


Un’adolescenza passata a lottare contro i pregiudizi. Poi la scoperta del suo talento e il primo contratto a Montecarlo. Domani lo spettacolo a Fasano con la compagnia diretta da Loredana Furno

TORINO – Marco era coccia tosta. Persino i professori, ai tempi del liceo, gli dicevano di lasciar perdere la danza. “Roba da ricchioni”, mugugnavano gli amici di banco. Ma da quando aveva 14 anni, dal suo primo passo da ballerino, la danza era diventata una specie di fissa. Quasi una droga. La ragione stessa della sua vita. Così Marco De Alteriis, classe ’89, domani sera si esibirà con la compagnia Balletto Teatro di Torino diretta da Loredana Furno a Fasano. Tutto partendo dai dischi di musica classica consumati nella stanzetta della sua casa a pochi passi dalla Villa Comunale di Giugliano.

Un percorso duro, quello di Marco. L’emancipazione dalla provincia napoletana e da tanti pregiudizi che circondano un’arte come la danza classica lo asfissiavano. “Che facessi danza era un segreto, ma allo stesso tempo una miniera di ricchezza interiore superiore alla superficialitá del giudizio di alcune persone. La mia caratteristica é quella di essere una persona vera. C’era gente che non comprendeva la mia scelta, ma altre persone al contrario capivano e mi sostenevano”, racconta l’artista.

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Non facile navigare in un mare di pregiudizi. Il rischio è di affogare. Della scuola, ormai vista come una prigione, non ne voleva sapere più, leggeva da sé, ascoltava musica. Così arrivò, inevitabile, anche lo scontro con la famiglia: “Come tutti i genitori, anche i miei pretendevano che andassi a scuola e che mi concentrassi di piú, ma io ero stato portato al limite, e non ne volevo piú sapere. I miei genitori decisero di allontanarmi dalla danza come punizione, ed io mi allontanai da loro.  Attraversai un periodo buio. Mi chiusi in concerti di Tchaikovsky e notturni di Chopin. Così i miei genitori si accorsero che quella non era la punizione giusta e tornai a danzare”.

Da lì fu una scalata di successi. La vittoria della borsa di studio per l’Accademia Nazionale di Danza a Roma e una borsa di studio per “Pointe to the Future” nel 2008, un corso intensivo al Tulsa Ballet ( Oklahoma USA ). “La mia passione iniziava ad entrare sempre di piú nei miei discorsi quotidiani, nei miei pensieri, nei miei sogni”, racconta Marco. “Decisi di lottare per rendere il mio sogno concreto”.

Il primo contratto di lavoro fu a Montecarlo, grazie a una compagnia spagnola. Dal teatro delle arti di Caivano al Victoria Eugenia a San Sebastian, Spagna. Tutto grazie ad Adriana Pous, direttrice di Dantzaz konpainia, che ha visto del talento in lui e gli ha permesso di lavorare con coreografi di fama internazionale come Itzik Galili, Lukas Timulak, Jacez Przybylowicz, Hilde Koch, Ramon Oller, e molti altri.

Il Teatro Eugenia di San Sebastian è anche il luogo del debutto di Marco. Il primo contatto col suo pubblico. Un rapporto che diventò subito empatico. “Prima che inizi uno spettacolo, io sento il loro respiro, questo ti trasmette ansia, panico da palcoscenico”, sottolinea. La scintilla fra lui e il pubblico, come fra due amanti, scattò grazie alla risata calorosa con cui un bimbo seduto in platea accolse la caduta di un suo collega ballerino: “Dopo tanti sacrifici, sto facendo quello che ho sempre voluto, e ne sono felice e orgoglioso. Con me porteró sempre quel “oh ooh” di quel bambino, questo sentimento di tranquillitá e di spensieratezza”.