TARES, riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Nicola Palma

TARES, riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Nicola Palma

Quasi tutti i cittadini della mia città, in questo periodo, stanno ricevendo avvisi di pagamento della tassa sui rifiuti e servizi (TARES),


Quasi tutti i cittadini della mia città, in questo periodo, stanno ricevendo avvisi di pagamento della tassa sui rifiuti e servizi (TARES), e tanta confusione si sta facendo in merito alla successione delle leggi che ne hanno prevista l’istituzione. Il primo articolo che inserisce la TARES nel novero dei tributi e che ne consacra suo inserimento all’interno della tassazione dell’anno 2013 è l’art. 14 del decreto legge n.201 del 06/12/2011 (cd. Decreto salva Italia) convertito con legge n.214 del 22/12/2011.

Molti sono gli aspetti da interpretare perché contraddittori o indicativi di regole diverse da quelle applicate dai Comuni.

Ad esempio il comma 3 dell’art.14 suindicato dice espressamente “il tributo è dovuto da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”. È già da questo comma che sorgono i primi dubbi, soprattutto in merito al concetto di suscettibilità di produrre rifiuti urbani. Difatti, i Comuni hanno tassato indistintamente tutte le aree indicate nel comma stesso, a prescindere dalla loro suscettibilità a produrre i rifiuti. Dubbi sorgono appunto per quelle abitazioni o altre aree che non producono rifiuti. In questo caso, se la norma si applicasse alla lettera, dovrebbero essere decurtate le tariffe inviate agli utenti che provino che i loro locali non producano rifiuti urbani. Tanto è che gli enti locali hanno emesso una tassa solamente sulla presunzione che determinate abitazioni e aree producano rifiuti, senza reali e concreti accertamenti. La stessa presunzione su cui si è basata la pesatura dei rifiuti prodotti al di fuori della raccolta differenziata.

Chiariamo, altresì, una volta e per tutte che della maggior parte del costo della TARES ne beneficia il Comune.

Facendo l’esempio di un appartamento di 100 mq, in base ai parametri dettati dal decreto-legge, a prescindere dal numero di abitanti, allo Stato andranno solamente 30,00 € e alla provincia andrà il 5% della somma totale.

npPartendo dal principio di base per cui il Comune di Giugliano, diversamente da quasi tutti i comuni d’Italia, aveva la possibilità di applicare delle riduzioni in alcuni casi, soprattutto per i meno abbienti, gli invalidi, i disoccupati, ecc. e non ne ha applicato alcuno, anzi si è preoccupato di applicare solamente gli aumenti, è bene in questo caso riportare il comma 15 dell’art. 14 che recita “Il Comune con regolamento può prevedere riduzioni tariffarie nella misura massima del 30% nel caso di abitazioni con unico occupante, abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale, e altri casi”.

Chiaramente, come anzidetto, il Comune di Giugliano non ha tenuto conto della possibilità delle riduzioni che poteva applicare.

Ma vi è molto di più, nei commi successivi, precisamente il 16 e il 20 si ritrovano non più delle facoltà per il Comune di applicare delle riduzioni, ma dei veri propri obblighi di legge per cui le riduzioni andavano applicate in una zona in cui i problemi dati dai reati ambientali sono noti, e precisamente:

Art. 14 comma 16 recita ” nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, il tributo è dovuto in misura non superiore al 40% della tariffa (…) In relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta (…)”, e come ben sappiamo la raccolta differenziata del Comune di Giugliano è partita, se si può dire che è partita, con particolare ritardo (addirittura il kit per la raccolta da distribuire a tutti i cittadini e previsto nel capitolato di gara viene distribuito solamente dal 27 dicembre 2013, e cioè alla fine dell’anno tassato).

Art. 14 comma 20 ” il tributo è dovuto nella misura massima del 20% della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento (che probabilmente è proprio il caso del Comune di Giugliano), nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente”. Forse con riferimento a questo comma non ci sarebbe bisogno di ulteriori spiegazioni. Ma per maggiore chiarezza di chi legge bisogna che sappia che avrebbe pagato, in base alle disposizioni suddette, l’80% in meno sulla tariffa complessiva della TARES solamente se l’amministrazione comunale avesse tenuto conto del mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti per tutto l’anno 2013, in cui la popolazione è stata costretta a convivere con i cumuli di sacchetti e l’inesistente servizio di raccolta differenziata.

Si sottolinea che i due commi sopra citati, il 14 e il 16, non erano applicabili facoltativamente, a scelta dell’amministrazione, ma sono da seguire con obbligatorietà.

Non sto qui a spiegare i vari passaggi fra i decreti legge che si sono succeduti nel tempo, ma uno solo va segnalato ai cittadini Giuglianesi ed è proprio l’ultimo decreto-legge, convertito con legge nell’ottobre del 2013, che stupisce per l’incredibile buonismo e buon senso con il quale il legislatore permette un’ulteriore deroga alla legge istitutiva della TARES. Nello specifico, l’articolo così recita “in deroga a quanto stabilito dall’articolo istitutivo della TARES, per l’anno 2013 il Comune, con provvedimento da adottare entro il 30 novembre 2013 (…), può determinare i costi del servizio e le relative tariffe sulla base dei criteri previsti e applicati nel 2012 con riferimento al regime di prelievo in vigore in tale anno. Nel caso in cui il Comune continui ad applicare, per l’anno 2013, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), vigore nell’anno 2012, la copertura della percentuale dei costi eventualmente non coperti dal gettito del tributo è assicurata attraverso il ricorso a risorse diverse dai proventi della tassa, derivanti dalla fiscalità generale del Comune stesso”. Il legislatore, in questo caso si è addirittura preoccupato, oltre che indicare ai comuni che entro il 30 novembre 2013 potevano ancora dichiarare di non aderire alla TARES, bensì alla TARSU, con evidente risparmio per le tasche dei cittadini, anche di come i Comuni avrebbero potuto coprire i costi che eventualmente non sarebbero stati coperti dalle entrate del tributo stesso. Quindi, se l’amministrazione comunale avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente applicare i costi dell’anno scorso, senza gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini. Ma, pur di fare cassa e pagare le somme enormi dovute ad una cattiva gestione della cosa pubblica, senza alcuna assunzione della propria responsabilità e senza preoccuparsi di controllare come fossero spesi i soldi dei contribuenti, si è pensato solamente di gravare ulteriormente sui cittadini Giuglianesi.

A questo punto, l’infallibile amministrazione comunale, che storicamente non ha mai applicato in autotutela l’annullamento o la revoca di un atto amministrativo (e questo lascia pensare), potrebbe solamente ammettere i propri errori e venire incontro ai cittadini annullando o revocando il regolamento n. 66 che istituisce la TARES a Giugliano, o la delibera precedente, e ,avendo un effetto caducante verso tutti gli atti successivi all’emanazione del regolamento stesso, fa sì che si possa tornare al vecchio regime tributario, permettendo ai cittadini di risparmiare fino al 50% di quello attualmente dovuto.

Avvocato Nicola Palma