Tragedia bus in Irpinia, la perizia dell’accusa: freni fuori uso

Tragedia bus in Irpinia, la perizia dell’accusa: freni fuori uso

Il sistema frenante non avrebbe risposto alle sollecitazioni dell’autista. Intanto si attende la perizia sulle barriere protettive del viadotto della morte AVELLINO


Il sistema frenante non avrebbe risposto alle sollecitazioni dell’autista. Intanto si attende la perizia sulle barriere protettive del viadotto della morte

AVELLINO – Freni fuori uso. Sarebbe questa la causa dell’incidente del bus precipitato dal viadotto dell’A16 Napoli-Canosa che ha portato alla morte di 39 passeggeri.  Secondo i nuovi elementi emersi dalla perizia effettuata dai consulenti della Procura di Avellino in un garage specializzato del capoluogo irpino, il sistema frenante non avrebbe risposto alle sollecitazioni dell’autista, Ciro Lametta, che avrebbe così perso il controllo del mezzo.

La perizia non ha aggiunto nulla però alle ipotesi investigative già elaborate dagli inquirenti. La vera svolta alle indagini verrà impressa soltanto a seguito dell’altra perizia, ben più delicata, che sarà effettuata sullo stato delle barriere protettive autostradali. Secondo l’accusa, infatti, queste non avrebbero retto all’urto del mezzo facendolo precipitare giù dal viadotto. Nello specifico, i bulloni di fissaggio delle barriere sarebbero stati erosi dal sale sparso durante l’inverno e non sarebbero stati in grado di contenere l’impatto dell’autoveicolo.

Ricordiamo che il processo vede indagati per i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo il dirigente di Tronco della società Autostrade, Michele Renzi,  il responsabile della manutenzione del tratto, Antonio Sorrentino, e il proprietario del bus noleggiato, Gennaro Lametta, fratello di Ciro. Nell’incidente trovarono la morte persone provenienti da Giugliano, Marano e Mugnano.